Una commercialista italiana ha creato una nuova professione digitale

Chi di voi ha mai pensato di iscriversi ad Economia? 

Magari per alcuni di voi è stata solo un’idea avuta dopo l’esame di maturità e che è rimasta dentro di voi per un’intera estate; altri,invece, ad Economia e Commercio si sono proprio iscritti e per 5 anni hanno amato e odiato numeri, bilanci lunghi quanto la Route 66 e analisi sui mercati internazionali.

In attesa di ricevere le vostre risposte rispetto a questa vostra scelta di vita,  qualche settimana fa mi sono fatto questa domanda:Ma quanti commercialisti ci sono in Italia e quanti di questi lavorano appena usciti dall’università?”.

Ora, da perfetto ignorante in materia, mi sono portato avanti con diverse ricerche e dopo qualche ora passata al computer, ho trovato 2 risposte concrete  una storia di una donna italiana.

Nell’ultimo rapporto del 2017, redatto dall’Albo dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili, ho scoperto che, per la prima volta dopo molti anni, i commercialisti crescono a un ritmo inferiore dell’1% rispetto al passato raggiungendo il livello di 117.916. Prosegue, lenta ma inarrestabile, la crescita della quota di donne (32,3%), mentre continuano a calare in maniera preoccupante i giovani (17,4%).

Il secondo dato è quello che mi ha spiazzato più di tutti: nel 2016, in Italia, si sono laureati 305.000 studenti. 

Indovinate un po’ qual è stata la facoltà universitaria che ha prodotto più laureati e che si è aggiudicata il primo premio? 

22.204 studenti sono usciti da Scienze dell’economia e gestione aziendale, 16.800 da Giurisprudenza mentre al terzo posto troviamo nuovamente laureati in Scienze Economico Aziendali con 14.346 studenti.

Dai dite la verità: qual è il primo pensiero che avete avuto dopo aver letto questi dati?

In attesa di leggere il tuo punto di vista nei commenti, il mio è stato questo:“Ma quanta concorrenza c’è in Italia per tutti quei ragazzi appena diventati Dottori Commercialisti?” 

Non ho aspettato un solo secondo e sono andato a caccia di storie. Volevo scoprire quei commercialisti che sono riusciti a crearsi un modo del tutto originale per poter continuare a fare il proprio lavoro.

Dopo ore passate su LinkedIn, ho trovato Angela Amato e la sua idea. Tutto il resto è all’interno di questa intervista:

Ciao Angela e benvenuta su Besourcer,

Oggi per Besourcer è un giorno particolare perché sei la prima donna ad essere intervistata e non vedevo l’ora di pubblicare la nostra prima intervista dopo 3 mesi di chiamate su Skype.

1) Qual è stato il tuo inizio? Provo a spiegarmi meglio, com’è nata la tua relazione con il tuo lavoro come commercialista?

La mia passione per l’economia, il diritto e la finanza mi ha guidata nella scelta di un corso di laurea specifico che meglio si adattasse all’idea di lavoro che avrei voluto svolgere una volta completati i miei studi universitari. 

Aspiravo a fare l’analista. Il tempo mi ha dato risposte differenti, anzi sono state proprio le mie attitudini a farmi cambiare prospettiva. Avrei voluto sapere di più sul perché le tematiche fiscali in Italia fossero così difficili da digerire e, magari, trovare un modo per semplificare la trattazione delle copiose leggi che regolano la materia.

Decisi di intraprendere il praticantato di Dottore Commercialista, della durata di tre anni, a cui si può accedere solo dopo il conseguimento della laurea magistrale in economia. Non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse. Il percorso che intrapresi era costituito da una lunga ed impervia strada in salita ma che mi ha portata a scoprire empiricamente le tematiche affrontate all’università e ad approcciarmi alle nuove materie fiscali, societarie e del lavoro con punto di vista critico.

Terminata la pratica e superato l’esame di Stato ai fini dell’abilitazione professionale, mi iscrissi all’Albo dei Dott. Commercialisti. Da quel momento è iniziata la mia avventura, con l’avvio del mio studio professionale. Un chiarimento è qui doveroso: può essere chiamato “commercialista” solo chi è iscritto in questo albo nazionale CNDCEC.

2) Poi è arrivato ilcommercialistasulweb.com che di fatto ti ha reso una commercialista completamente differente dagli altri in Italia. In cosa consiste il tuo lavoro e come aiuti dipendenti, imprenditori e freelance italiani?

Ho intrapreso la mia professione avendo in mente un unico scopo: rendere la materia fiscale e tutto ciò che vi ruota intorno, più comprensibile e più semplice da gestire. E non solo. Avevo notato l’esistenza di un gap nell’offerta dei servizi dei Dott. Commercialisti riguardante la fiscalità per le nuove professioni nate grazie all’uso di internet ed al lavoro in modalità remota.

Il mio positivo rapporto con la tecnologia mi ha naturalmente portata a specializzarmi in tale tematica e offrire la mia consulenza anche in tema di fiscalità internazionale, con un parere mirato per chi decida di intraprendere un percorso lavorativo all’estero, sia da freelancer che da lavoratore dipendente.

3) Un sesto della popolazione mondiale entro 12 anni non lavorerà in unico ufficio. Per facilitare questo processo, tu hai già progettato un software che permetterà a chiunque di vivere e lavorare senza dover pensare alla propria fiscalità?

I nostri servizi professionali online sono stati pensati appositamente per risolvere i problemi specifici che preoccupano i ragazzi che lavorano grazie all’uso del web. La tecnologia ha modificato profondamente la gestione fiscale di un cliente, dato che la maggior parte del lavoro che svolgo per quest’ultimo è trasmesso telematicamente.

Questo è uno dei tanti motivi per cui è possibile garantire la dovuta assistenza fiscale al cliente, ovunque esso si trovi nel Mondo. Il mercato del lavoro sta cambiando profondamente e la figura del Commercialista non può che evolversi in tal senso.

Dopo un’attenta analisi delle esigenze della mia clientela online, ho creato un apposito software, in cui il freelancer può trovare un chiaro riepilogo fiscale del suo business, leggere comunicazioni – normative semplificate – scadenze che lo riguardano, caricare i suoi documenti contabili e scaricare quelli inviati dallo studio, oltre che fissare un appuntamento sulla nostra agenda virtuale e parlare con me su Skype o per telefono.

Non è più necessario andare fisicamente dal commercialista per ritirare un f24 oppure per ottenere un chiarimento normativo.

4) Secondo l’ultimo rapporto di Migrantes, pubblicato ad Ottobre 2017, sono 5 milioni i giovani italiani under 35 che vivono all’estero. +124 mila solo nell’ultimo anno. Oltre ai vari punti di vista che possiamo avere sui dati di emigrazione dal nostro paese, la mia domanda riguarda un problema incredibilmente ignorato da tutti e che si ripresenta in ogni momento: la fiscalità.

Io mi trasferisco a Londra per lavoro, la mia residenza è in Italia, ricevo uno stipendio in Inghilterra ma poi vado nel panico quando penso a tasse, contributi e burocrazia.

Rispetto a questo esempio e dati, come intervieni per risolvere questi problemi?

Il problema si può risolvere solo se vai fino in fondo alla questione e richiedi una consulenza fiscale ad un Commercialista esperto in queste tematiche. Se lavori a Londra è lì che sarai obbligato a versare le tue imposte ma, contemporaneamente, non stai mettendo la parola Fine ai tuoi doveri di contribuente italiano.

Se risulti ancora residente fiscale in Italia, anche il tuo Paese di origine avrà diritto a richiedere il versamento delle imposte su quanto hai prodotto all’Estero.

Questo principio si chiama Tassazione Universale dei Redditi. Niente paura:  non verserai due volte le imposte sullo stesso reddito. Per evitare la doppia imposizione, entrano in vigore le convenzioni stipulate tra gli Stati.

Angela Amato commercialistasulweb.com

5) Quali sono i problemi maggiori che riscontri in tutte le persone che segui quando si trasferiscono all’estero come dipendenti sotto l’aspetto burocratico?

Il problema comune che riscontro tra quanti decidono di trasferirsi all’Estero è la mancanza totale di una programmazione fiscale. Ti spiego meglio: ogni Paese è regolato da normative fiscali più o meno complicate che devono essere studiate e comprese prima di un concreto trasferimento.

È fondamentale una pregressa valutazione sui pro e contro, conoscere la tassazione finale del Paese di destinazione, capire come verranno trattati i contributi previdenziali trattenuti in busta paga, l’assistenza sanitaria che si riceverà ecc.

Dopo questo attento studio, è necessario capire nel concreto, come relazionarsi con la normativa fiscale italiana e quanto costerà in termini di tassazione.

6) A Besourcer piace la geografia oltre che i trend. Quali sono, secondo le tue ricerche e analisi, i migliori 3 paesi al mondo per creare impresa?

La risposta difficilmente è univoca e te ne motivo la risposta. Ogni Paese ha delle sue caratteristiche strutturali oltre che fiscali. Alcuni Paesi possono andar bene per lo svolgimento di alcuni business come ad esempio lo è Malta per i servizi di gaming, mentre non lo sarebbe se volessi avviare un’attività commerciale con annesso magazzino.

La logistica ne risentirebbe fortemente. La Slovenia, nel cuore dell’Europa, con la sua strategica posizione geografica e le nuovissime infrastrutture, potrebbe essere un’ottima base per l’avvio e la gestione di un e-commerce: la tassazione sugli utili è al 19% e un costo del lavoro molto basso.

Assumendo un dipendente sloveno ti garantirai, oltre ad un costo del lavoro più accettabile rispetto a quello italiano, delle competenze molto elevate: la maggior parte degli autoctoni parlano perfettamente 3 – 4 lingue, tra cui l’italiano.

Se sei desideroso di fare un’esperienza lavorativa all’estero, da dipendente o anche da imprenditore, ti consiglio di recarti in un luogo che ti faccia stare bene. Esplora e non prendere decisioni avventate. Solo in seguito bisognerà analizzare quale sia il Paese più indicato per poter avviare il business che più desideri.

7) Cosa consiglieresti ad una ragazza/o che si è appena iscritto alla facoltà di economia e commercio in Italia?

Consiglio vivamente di relazionarsi col mondo esterno e approfondire lo studio delle lingue straniere, in primis dell’inglese. Di fondamentale importanza sarebbe il connubio studio-lavoro perché darebbe lo stimolo necessario per capire dove si dirottano le nostre capacità.

Cosa ci piace fare e cosa non fa per noi. Lo studio è alla base della costruzione delle competenze specifiche ma la mancanza di un raffronto con l’esterno renderebbe ciechi e poco avvezzi a captare il cambiamento che è parte integrante della vita di un uomo.

8) A dicembre ci sarà il nostro primo webinar.

Tra pochi giorni iniziamo la promozione. Nel frattempo ci sveli qualcosina?

Parleremo della corretta gestione fiscale di un residente italiano che si trasferisce all’Estero per lavoro, con un approfondimento sui passi da compiere prima della concreta partenza, su come può avvenire la tassazione del reddito prodotto all’estero e su cosa siano le convenzioni contro la doppia imposizione.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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