Da geologo a Piacenza ad imprenditore digitale in Asia in soli 2 anni

Sono 5 milioni i connazionali residenti all’estero, +3,3% in un anno. Aumentano le partenze ‘di famiglia’ e quelle degli under 35. Tra le mete più ricercate il Regno Unito e gli Emirati Arabi.

A crescere sono soprattutto i giovani con la valigia: nel 2016 se ne sono andati in 48.600 nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con un aumento del 23,3% rispetto al 2015.

Questa fotografia arriva puntuale, come un treno giapponese, direttamente dalla Fondazione Migrantes della CEI.

Niente di nuovo, cose che ognuno di voi sapeva già. Quello che spesso vediamo sui media sono storie di ragazzi italiani giovanissimi che iniziano una carriera fuori, perché in qualche modo “respinti” dall’Italia.

Quello che spesso non vediamo sono le storie di chi, invece, è completamente fuori dalla fascia di età 18-30.

Dicono che dopo i 30 è quasi impossibile ricominciare da zero, ripartendo dall’estero.
Dicono che bisogna avere un età massima per andare all’estero, dopodiché sei fuori.
Dicono che chi ha più di 30 anni non riuscirà mai ad imparare la lingua di quel paese, che il loro fisico rispetto ad un ragazzo di 20 anni non reggerà dopo il primo mese tra trasferimenti, scatoloni ed uno stile di vita completamente da reinventare.
Dicono che sia impossibile, e allora ho iniziato ad andare alla ricerca di queste storie per capire se davvero una persona smette di vivere la sua vita a 30 anni e pone fine ai suoi sogni.

Questa è la prima delle 10 storie di persone che hanno deciso di ricominciare da 0 a 30 anni.

Questa è la storia di Gianpaolo, una storia di vita e lavoro che volevamo condividervi perché non è assolutamente vero che esiste un limite di età e di capacità per poter ricominciare a vivere, inseguendo i propri obiettivi e sogni.

Ciao Gianpaolo,

4 anni fa eri a Piacenza dove lavoravi come geologo dopo una laurea in Geologia Applicata a Milano. A 35 anni hai deciso di cambiare il tuo lavoro e la tua vita partendo da WordPress e sopratutto da un viaggio che dopo 3 anni non è ancora finito.

Com’è iniziato tutto?  

Tutto è iniziato nella maniera credo più normale possibile. Ero un libero professionista che lavorava in uno studio di consulenze Geologico/ambientali dove il titolare era un geologo Senior di una certa esperienza. I primi 5 anni di lavoro sono andati abbastanza bene per diversi motivi:

C’era lavoro a sufficienza sia per lo studio che per me, seguivo i lavori dello studio nel quale lavoravo ma avevo anche spazio per i miei lavori, grazie anche al regime di tassazione agevolato. Dal 2012, il lavoro si è fermato completamente e ho dovuto ripensare a come reinventarmi 

Ho cercato lavoro nel mio settore all’estero ma senza troppo successo perché la tipologia di lavoro era molto legata al territorio mentre all’estero, professionalità come la mia, erano più richieste nel campo Oil & Gas ma non avevo nessuna esperienza nel settore.

Nel 2013, cercando soluzioni alternative, ho cominciato a dare una mano a 2 piccole aziende sulla parte web

Ho ricostruito il loro sito web aiutandoli con la parte di advertising su Google e Facebook. Grazie a quelle due esperienze conobbi meglio WordPress oltre al Digital Marketing.

Tutto è nato con questo incontro con WordPress e la ricerca di nuove soluzioni a quel mio problema occupazionale. Tutto è esploso quando capii che dentro di me c’era ancora tanta voglia di uscire dall’Italia e fare nuove esperienze, cosa che non ho potuto fare per vari motivi ai tempi dell’università.

Per cui da li a poco il passo è stato breve. Nell’estate 2014 ho deciso che sarei partito con i pochi soldi e i pochi clienti in remoto che avevo per fare un’esperienza all’estero.

Da un certo punto di vista, mi posso considerare fortunato poche non avevo vincoli con l’Italia, in termini di debiti, mutui e figli. Avevo solo una macchina che ho venduto l’estate successiva.

Venire a Ubud è stata una scelta abbastanza logica e ragionata, non per la sola voglia di fuggire e vivere liberi (come molti dicono) ma proprio come ricerca di opportunità, stimoli e crescita personale.

Sono passati 3 anni e di esperienze ne hai vissute tante: cosa hai scoperto di nuovo nella tua vita come persona e professionista?

Sicuramente tutto questo percorso mi ha messo davanti a tante sfide che mi hanno dato l’opportunità di capire quali sono le mie vere skillUna delle cose che ho imparato di più è capire come organizzarsi quando si lavora in un team remoto e quanto sia importante pensare al lavoro degli altri e non solo a se stessi.

Per quanto riguarda la vita, ho imparato che avere poche cose ti aiuta a vivere bene! Meno cose ti legano a un posto, più sei libero e meno preoccupazioni hai! Le uniche cose di valore che mi porto sempre sono laptop e telefono ma per il resto viaggio sempre con meno di 10kg di bagaglio.

È una sensazione davvero bella che è difficile da spiegare e da capire se sei nel meccanismo della società normale.

Ho anche capito che le vere amicizie e i veri rapporti personali vanno al di la delle distanze. L’ essere all’estero e il viaggiare ti obbliga a “selezionare” le persone, i rapporti superficiali si perdono e rimangono quelli veri.

Avresti mai immaginato di creare 3 anni fa Mowgli, un’impresa con soci trovati in uno spazio di co-working e sede legale a Singapore? Cosa ha influito così tanto nell’aver fatto questa scelta? 

Ovviamente no, non lo avrei mai immaginato.

La scelta di aprire un’azienda e di mettermi in società è stata data dal fatto che personalmente mi sento molto più propenso e portato a una tipologia di lavoro non specialistica; in questo momento ho competenze trasversali che coprono tanti campi e ho deciso di non specializzarmi in solo una di queste proprio perché sono una persona portata a vedere i problemi nel loro insieme e non solo per una parte; inoltre, mi piace sia la parte di progettazione col cliente, sia la parte di gestione operativa dei progetti come Project Manager.

Per questo ho scelto di aprire una società piuttosto che darmi al lavoro freelancer e avere la possibilità d’interagire e coordinare diverse figure professionali specialistiche.

Singapore è stata una scelta ragionata in base al core dei nostri progetti e dei nostri clienti, principalmente basati in Indonesia, Singapore e Malesia; inoltre, Singapore è uno stato molto business friendly dove la gestione di una società in remoto non è un problema, e inoltre gode di un’ottima reputazione e trust a livello internazionale.

Sei stato membro di tanti spazi di co-working in Asia e hai conosciuto centinaia e centinaia di viaggiatori e nomadi digitali? Qual è il tuo pensiero sugli spazi di co-working e del fenomeno dei nomadi digitali?

Per quanto riguarda gli spazi co-working, sono un’innovazione straordinaria e sono il futuro per tanti professionisti. Oltre a un posto dove poter lavorare a costi ridotti (quindi senza pagare un affitto, bollette e costi vari) è anche e soprattutto un luogo d’incontro, di scambio di idee e nascita di collaborazioni che mantiene ogni persona sempre attiva mentalmente.

La maggior parte dei miei clienti gli ho trovati in uno spazio di co-working. 

Esistono poi co-working e co-working; alcuni co-working (tipo quelli di Bali) hanno sicuramente un ricambio e ricircolo più ampio di persone rispetto a co-working “cittadini” come quelli di Singapore dove, bene o male, le persone che frequentano sono sempre le stesse (ci sono anche veri e propri uffici in subaffitto).

 

Io consiglio a tutti coloro che hanno la possibilità e lavorano in remoto di farsi un giro in un Co-Working di ampio ricambio di gente proprio per la costante e continua scoperta che possono avere ogni giorno.

Per quanto riguarda il concetto di “nomadi digitali“, è un concetto romantico un po’ superato. O meglio, il concetto di viaggiare e lavorare ovunque è per me limitante: il viaggio è non solo un’occasione per vedere posti nuovi ma anche creare nuove opportunità, nuovi progetti  cercare nuove strade.

 

Per questo credo che la Location Indipendency sia un’ottima opportunità non solo fine a se stessa, ma mirata a far crescere anche il proprio lavoro.

Besourcer è sopratutto una comunità fatta da tanti ragazzi italiani alla ricerca di nuove opportunità e idee per realizzare i loro obiettivi personali e professionali.

Rispetto a quello che hai imparato in questi anni in Italia e all’estero, tu cosa consiglieresti ai ragazzi che stanno cercando di capire come poter cambiare in meglio la propria vita e lavoro?

Sicuramente fare un’esperienza all’estero serve tantissimo e di qualsiasi tipo, anche un Working Holiday in Australia, tanto per iniziare.

Poi la seconda cosa che consiglio è: non fossilizzatevi a cercare un lavoro specifico perchè avete studiato quello!

Ragionate a mente libera su quello che sapete fare e vi piace fare e partite da quello. Riflettetelo poi, ovviamente, in una professione reale. Se io ad esempio avessi continuato a cercare a testa bassa la mia professione, seppur non richiesta, adesso probabilmente mi troverei a fare un altro lavoro che non mi piace in “attesa” di un’opportunità.

Invece ho scelto di concentrarmi su quello che so fare bene e su quello che mi piace fare e mi sono creato la mia opportunità. Magari non era quella che avevo in testa quando ho iniziato, ma mi sta dando un sacco di soddisfazioni e mi piace.

Per cui siate flessibili con voi stessi e le vostre aspettative.

Ultimo consiglio: c’è da sudare e la via facile e rapida non ve la insegna nessuno!

 

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting grazie a SocialTalent, Buffer e Hootsuite. Mi sono innamorato del mio lavoro a 14 anni, quando ho aperto per la prima volta le porte dell’Informagiovani di Matera. La felicità lavorativa per me è ricercare nuove opportunità di lavoro per altre persone. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. P.S. Secondo te come potremmo migliorare Besourcer?

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