Da Giurisprudenza al mondo HR: il viaggio di Jacopo Boscolo

Quando iniziamo a pensare al nostro lavoro iniziamo a fare tanti viaggi con la nostra testa. Iniziamo ad immaginare come dovrebbe essere, cosa vorremo fare per noi e per gli altri, tutti i suoi ostacoli e quelle paure, maledette paure, che sappiamo che diventeranno delle semplici scuse per non raggiungere quello che più vorremmo.

Jacopo, come la maggior parte degli esseri umani nel mondo, rientra anche lui in questa categoria. Persone che cercano, semplicemente, di seguire i propri sogni. Non c’è cosa più bella nella nostra vita.

Jacopo aveva scelto di fare altro nella vita ma poi c’è stato un evento che gli ha permesso di innamorarsi della sua strada professionale. Il viaggio che ha fatto per arrivare a diventare uno dei più importanti punti di riferimento in Italia nel settore delle Risorse Umane è stato pieno di difficoltà, ostacoli e obiettivi che erano semplicemente dei lontani paesaggi mozzafiato.

Vi auguriamo di fare un buon viaggio di ricerca, come sempre, tramite questa storia. Una storia che avrà davvero tanto da trasmettervi.

Chi era Jacopo a 18 anni? Aveva già deciso di occuparsi di recruiting e Marketing?

Partiamo da un punto: non ho mai capito quasi nulla sulle scelte da fare, ma posso dire di aver sempre indovinato “la direzione di massima”. E mi sono accorto che – come diceva Steve Jobs ai neolaureati di Stanford – unendo i puntini al contrario, ho sempre trovato un filo conduttore nelle scelte che ho fatto.

Antefatto. Da bambino sognavo di fare l’inventore. Ero timido, ma curioso.

A 18 anni avevo quasi in mano un diploma del Liceo Scientifico Tecnologico e una sola certezza: avevo sbagliato la scelta della scuola. Alla fine di quei 5 anni, capii che i numeri non facevano per me e, se fossi tornato indietro, avrei fatto studi classici. Filosofia. Storia. Letteratura. Queste erano le materie che mi facevano battere il cuore e che nutrivano la mia immaginazione. E allora perché l’inventore? Forse avevo sbagliato pure sogno, mi dicevo.

A quel tempo il recruiting non sapevo neppure cosa fosse e il marketing per me era solo una brutta parola, tipo “fregare la gente” (più tardi capii quanto mi sbagliavo).

Uscito dal liceo, prevalse il pragmatismo (ma anche le minacce dei miei genitori furono molto efficaci, quando proposi di iscrivermi a Filosofia).

Mi iscrissi a Giurisprudenza ma, strada facendo, capii subito che non sarei stato “il re del foro”: non bisognava essere dei fini analisti del mercato per capire che il mercato degli avvocati era saturo.

Avanti tutta, 5 anni dopo: decido di imbarcarmi in una tesi di laurea affascinante, nei quale erano già presenti tutti i semi di tutto quello che feci dopo. Filosofia del diritto: indagine sul rapporto tra il Diritto e la Tecnologia. Forse la storia di diventare l’inventore non era poi così buttata per aria.

Quando consegnai la mia tesi di laurea ero già perdutamente innamorato della Filosofia (per scoprire il perché delle cose e meravigliarsi) e della Tecnologia (per scoprire il come funzionano le cose ed innovare).

Quando ti sei innamorato del tuo lavoro, fatto in particolar modo di persone alla ricerca di nuove opportunità e di aziende alla ricerca di nuove persone? 

Una teoria psicologica sostiene che molte delle nostre competenze si sviluppano a partire da qualche nostra limitazione o problema. Non riusciamo a fare qualcosa o a gestire alcune situazioni e quindi troviamo una nostra soluzione – e questo sviluppa le nostre competenze. Per me è andata proprio così.

Non avevo le idee chiare sulla strada lavorativa da percorrere e quindi, come ogni ricercatore, mi misi in cammino. In quel periodo, mi chiedevo di continuo: “Possibile che non esista una persona che sia un orientatore, un allenatore o un mentore e che ti accompagni in questo percorso?”

Per fortuna uno dei miei punti di forza è un’inesauribile curiosità. Iniziai ad andare in biblioteca a leggere qualsiasi cosa lontanamente attinente a questo ambito: self help, coaching, tecniche di comunicazione, orientamento. E scoprii che infatti esisteva e che in America era molto diffuso: si chiamava Career Coach. Sentivo il cuore che batteva all’impazzata…ecco di cosa avevo bisogno!

Scoprii anche che in Italia esisteva un settore per questi esperti: si chiamava Outplacement e si occupava di supportare i Manager licenziati nel trovare una nuova collocazione professionale. Eureka!

Grazie a un’autocandidatura, riuscii ad entrare in una delle società più importanti del settore in Italia e qui ebbi prima l’opportunità di scoprire che le nuove professioni digitali riguardavano anche noi “umanisti”, e poi di specializzarmi in LinkedIn e sul Personal Branding, ossia sull’arte di sviluppare un’efficace presenza online. Ebbi anche l’opportunità di formarmi su questi temi con uno dei “padri” del Personal Branding in Italia, Luigi Centenaro, che recentemente ha creato un efficacissimo modello che consiglio a tutti: il Personal Branding Canvass.

Era incredibile: per chi conosce il modello del Viaggio dell’Eroe (se non lo conoscete, ecco una bellissima introduzione), sentivo d’aver concluso il mio piccolo viaggio, trovato il mio oggetto magico (LinkedIn e il Digital Marketing) ed essermi trasformato in mentore per aiutare gli altri nei loro personalissimi viaggi nel mondo del lavoro. Ma era solo l’inizio di innumerevoli altri viaggi.

Successivamente sei passato dall’altra parte della barricata: sei diventato un recruiter.

Sì, sognavo di fare il reclutatore sin dai tempi dell’università; subito dopo la laurea, però, non ero riuscito a entrare nel settore HR. Ma a quel punto ero pronto, entrai infatti nella divisione di Ricerca e Selezione di una delle più prestigiose agenzie per il lavoro al mondo.

In quel momento, ero un po’ troppo entusiasta del cambiamento e feci delle analisi troppo superficiali in merito ad azienda e ruolo. Errore fatale! L’esperienza si rivelò molto deludente: l’attenzione verso le persone era scarsa e le tecnologie per trovare i candidati e intercettare le aziende clienti (mi occupavo di sviluppo del business nel 50% del tempo) erano davvero poco innovative.

Nella precedente esperienza, avevo toccato con mano le opportunità del digitale e vedere tutte queste opportunità buttate al vento era per me tremendamente frustrante.

Un giorno provai a confrontarmi con i miei responsabili e colleghi, spiegando quali fossero i nuovi strumenti e le opportunità online, ampiamente già utilizzati all’estero: quando vidi i loro sguardi (mi guardavano come un matto), capii di essere nel luogo sbagliato.

A quel punto, mi decisi a varcare la soglia. Mi licenziai, abbandonai il mio lavoro sicuro in azienda per entrare a tempo pieno nel mondo sconosciuto ma affascinante del Digital Marketing. Passai 6 mesi a leggere qualunque cosa sul tema e investii i miei risparmi e il mio tempo per sviluppare le mie competenze.

Alla fine di quell’anno frenetico ero pronto. Decisi di fare i bagagli e iniziare il mio viaggio: è la fine del 2015, mi avvio verso l’Agenzia delle Entrate e apro P. IVA. Nella mia pancia c’era un misto di eccitazione, paura e libertà. In quel momento, il vecchio eroe era morto e iniziava la mia nuova avventura da libero professionista.

 

 

In questo momento mi occupo full time di Marketing Digitale, con un focus particolare nel settore B2B e nell’uso di LinkedIn e della Marketing Automation per acquisire nuovi clienti (Lead Generation).

Grazie alla mia precedente esperienza nel settore delle Risorse Umane, mi occupo anche di formare recruiter e responsabili HR interessati ad approfondire le nuove piattaforme e le tecniche più innovative di Recruitment Marketing, come il Social Recruiting e l’Employer Branding. In questo settore curo anche la comunicazione di In-recruiting, tra i principali software ATS in Italia per la gestione integrata dei processi di recruitment.

Dopo anni di ricerche, colloqui, candidati e Career Day cosa pensi del mercato del lavoro in Italia e come potrebbe cambiare in futuro?

Avendo il polso della situazione, posso dirti che negli ultimi 2 anni la situazione del mercato del lavoro è migliorata. Ma sai qual è il problema? È che è leggermente migliorata e non sensibilmente migliorata, che è quello di cui avremmo tutti bisogno (soprattutto noi giovani in cerca di opportunità stimolanti).

In questo momento tutto sta cambiando, lentamente. O almeno, più lentamente che in altri paesi nel mondo.

Sembra che il mondo vada a velocità diverse. Credo avesse ragione il geniale scrittore cyberpunk William Gibson, che scriveva:“Il futuro è già qui, è solo mal distribuito”.

Cosa significa questo, per chi ha deciso di rimanere, vivere e lavorare nel nostro paese?

Se sei un candidato alla ricerca di lavoro e decidi di approfondire le tecniche più innovative per trovarlo, allora avrai un vantaggio competitivo enorme sugli altri candidati, e ti garantisco che potrai trovare lavoro in un decimo del tempo che impiegheranno le altre persone.

Se invece sei un recruiter e vuoi trovare candidati in modo preciso ed efficace, raccontando in maniera coinvolgente la tua azienda (Employer Branding), puoi star certo che, se inizi ad approfondire i nuovi recruitment software e integrare le tue competenze pre-esistenti con basi di marketing online, allora avrai davvero la possibilità di ottenere gli stessi risultati (se non migliori) di quei professionisti delle Risorse Umane con 10 anni in più di esperienza, ma che hanno smesso di aggiornarsi.

Segnalo che, insieme ad In-recruiting, mi sono occupato personalmente di creare un’Academy formativa gratuita per l’aggiornamento professionale di reclutatori e Responsabili HR.

Lavorando con tante aziende italiane nell’ambito HR, quali cambiamenti hai notato rispetto alle loro prospettive future? Quali trend non saranno più trend ma grandi certezze?

 Mi trovo sempre in difficoltà nel fare il futurologo. Partirei da alcuni punti fermi, confermati anche dai tanti recruiter e HR con cui parlo quotidianamente.

L’automazione in campo Risorse Umane crescerà sempre più, sospinta dagli sviluppi di algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI). Nel campo del recruitment, questo avrà degli effetti molto positivi. Negli ultimi anni è diventato sempre più facile inviare un proprio CV/candidatura; di conseguenza i reclutatori risultano ogni giorno sommersi da candidature e impiegano un’enormità di tempo nell’analizzarli (il cosiddetto screening dei curricula). Il risultato? Hanno sempre meno tempo per incontrare e approfondire il percorso professionale e le competenze dei candidati, per non parlare di dare dei feedback post-colloquio.

I software per il reclutamento (tecnicamente chiamati Applicant Tracking System O ATS) che utilizzano sistemi di AI potrebbero migliorare sensibilmente questa situazione, rendendo, paradossalmente, la relazione tra recruiter e candidati più “umana” (come emerge dall’ultimo studio LinkedIn Talent Trends 2018).

Anche per chi si occupa di Risorse Umane sarà importante, anzi indispensabile, continuare a formarsi e aggiornare le proprie competenze. Purtroppo è una frase così ripetuta e abusata che ha perso parte della propria forza. Partiamo dai numeri: secondo il report “The Future of Jobs” del World Economic Forum, entro il 2020 più di 1/3 delle competenze chiave dei lavoratori saranno sostituite da skill che oggi non sono considerate cruciali. Questo significa che in 2-4 anni la tecnologia stravolgerà letteralmente tantissimi settori.

Voglio fare una domanda diretta a te che stai leggendo: “Sei pronto per questo cambiamento? Cosa stai facendo, oggi, per cavalcarlo?”. È importante che ognuno dia una personale risposta a questo quesito.

Come aggiornare le proprie competenze? Consiglio questa infografica, che elenca 5 metodi.

Se voleste approfondire il tema delle competenze del futuro consiglio il nuovo libro di Giulio Xhaet, Digital skills. Capire, sviluppare e gestire le competenze digitali, che sto leggendo in questo momento e che è un saggio illuminante sulle skill digitali del presente.

3 Tool di Recruiting che consigli a tutti i Recruiter Italiani?

Ci tengo a sottolineare nuovamente il tema delle competenze. Determinate competenze ti permettono di agire sul piano strategico (decidere cosa fare), una competenza puramente tecnica al massimo permette di agire sul piano tattico (decidere come farlo) e, secondo gli studi del World Economic Forum, saranno proprio le attività tecniche/ripetitive a essere sostituite per prime da AI e Robot.

Recruiting Software ATS

Gli ATS (Applicant Tracking System) sono i software utilizzati dai recruiter per centralizzare tutti i loro processi di reclutamento, praticamente fungono da cabina di comando di un team di recruiter. Cosa significa? Che con questo strumenti avanzati è possibile pubblicare con un click un annuncio di lavoro in oltre 35 Job board oltre che su LinkedIn, raccogliere tutti i CV in un solo luogo dove – grazie agli algoritmi di AI e Machine Learning – è possibile trovare i candidati più promettenti da chiamare a colloquio, il tutto molto velocemente. Per un recruiter, sapere utilizzare bene un recruitment software può davvero fare la differenza.

Social Recruiting

Oggi molti recruiter hanno raggiunto il livello di consapevolezza, sanno che i social media sono importanti per trovare ed entrare in relazione con i candidati. Hanno contribuito a questa consapevolezza alcune pubblicazioni sul tema, come Social recruiter. Strategie e strumenti digitali per i professionisti HR, di Silvia Zanella e Anna Martini (consiglio di leggerlo).

Purtroppo solo una manciata di recruiter in Italia ha raggiunto la padronanza di questi strumenti e sa utilizzarli efficacemente. Siamo ancora nella fase in cui “molti ne parlano, e pochi li usano davvero”.

Canva

È una piattaforma gratuita che permette, anche a chi non è grafico, di creare immagini e infografiche attrattive.

Consideriamo questo dato: la soglia di attenzione degli utenti online si è incredibilmente abbassata, da 12 secondi nel 2012 a 8 secondi, 1 secondo in meno del pesce rosso (secondo uno studio di Microsoft).

I candidati non sono costituzionalmente diversi dall’utente medio: ciò significa che, quando un recruiter condivide un annuncio di lavoro o vuole raccontare la propria azienda online, è importante che sappia attrarre l’attenzione in pochi secondi. Utilizzare con efficacia le immagini, in sintesi fare Visual Storytelling, è una delle modalità più efficaci. Canva permette a un recruiter di fare questo, mettendo a disposizione, tra le altre cose, diversi modelli già pronti per creare visual job ads.

Cosa dovrebbe fare un ragazzo italiano, appena uscito dall’università, che è alla ricerca di un nuovo lavoro? Esiste per te un piano di azione base da condividere con tutti loro?

Consiglio 3 attività che si sono dimostrate efficaci, sia per me che per tutte le persone alle quali le ho proposte e che le hanno testate con convinzione.

  1. Fai un’esperienza lavorativa prima di uscire dall’università.
    Non importa se ti laureerai in ritardo: partirai da 100 metri davanti agli altri candidati e avrai l’occasione di raccontare i tuoi successi in modo concreto, sia nel CV e LinkedIn che durante il colloquio.

Se non hai questa possibilità costruiscila: il Servizio Civile, una collaborazione (ma su un progetto specifico) con un’associazione o con una startup; o anche solo un project work potrebbero fungere allo scopo. Io, ad esempio, riuscii a ottenere un lavoro perché in maniera proattiva presentai un piano di web marketing a un’azienda che conoscevo. Piacque così tanto che, appena ne ebbero l’occasione, aprirono una posizione: indovinate chi venne scelto? 🙂

  1. Fai delle interviste informative.
    Un’intervista informativa è una chiacchierata informale fatta con un professionista al quale si chiedono informazioni utili e insight in merito ad un ruolo o un’azienda. Non smetterò mai di ripeterlo: questa tecnica ha una potenza incredibile. Ti permette di costruire un contatto e di ottenere informazioni direttamente dagli insider in azienda. In passato, questa tecnica mi ha permesso di ottenere un lavoro al 1° colloquio e risparmiare letteralmente mesi nella direzione sbagliata. Ringrazio il mio mentore e coach Nicola Giaconi che me ne ha parlato per la prima volta.
  2. Costruisci il tuo Personal Brand online.
    I social network sono uno strumento incredibile per questo. Ti permetteranno di entrare in contatto con le persone del tuo settore.

Non importa se sei agli inizi e pensi di non aver molto da condividere: non è così. Racconta quello che impari, giorno per giorno, nel tuo campo di studi specifico. C’è una frase che mi piace molto e voglio condividere con te: “Ricorda sempre che le persone non si appassionano al successo dell’Eroe, ma al suo viaggio.”

Questo è il mio augurio: buon viaggio, esploratore!

 

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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