Dalla perdita della propria casa a Fintastico, bussola del fintech internazionale

Fabrizio Villani, founder di Fintastico

 

La prima regola che ho imparato sulla pubblicazione di un’intervista è stata quella di inserire una presentazione che ogni volta deve riassumere quello che i lettori troveranno nelle domande e risposte successive.

All’inizio non comprendevo il perché di questa operazione, poi ho scoperto che mi sbagliavo alla grande e che il gioco era cercare di non fare annoiare nessuno già dopo tre righe.

Prima di pubblicare la storia di Fabrizio Villani, l’abbiamo letta decine e decine di volte e, per la prima volta, non troverete nessuna presentazione, trascurando volutamente una delle regole editoriali più interessanti.

Il perché lo capirete successivamente.

Ora, su Besourcer ogni giorno ci sono storie di persone che hanno cambiato vita e lavoro grazie a un viaggio o che raccontano come sono riusciti a costruire la loro impresa.

No, non facciamo niente di innovativo. Ci sono centinaia di blog che fanno lo stesso e anche molto meglio di noi.

C’è però un aspetto fondamentale, che vorremmo sempre cercare di trasferirvi: cosa hanno realmente passato (e superato) per arrivare a fare qualcosa di utile per gli altri, affinché tutto questo possa dare anche a voi la giusta determinazione di cambiare quello che personalmente e professionalmente non vi soddisfa.

 

Chi era Fabrizio a 18 anni quando si è iscritto all’Università di Bergamo in Commercio Estero?

Sono stato bocciato al primo anno di perito informatico. Ricordo la professoressa di matematica dire ai miei genitori che non c’era molto da fare con me, non sarei mai andato troppo lontano e la matematica non sarebbe mai stato il mio mestiere.

L’anno seguente iniziai in un istituto professionale dove c’erano anche ragioneria e liceo scientifico.

Ricordo, in quei 5 anni, che noi del professionale venivamo trattati un po’ come gli “sfigati” che alla fine non faranno niente di interessante nella vita.

A 18 anni vantavo già 4 anni di esperienza come Speedy pizza e ricordo che, appena maggiorenne, mio padre decise di andare a vivere a Milano, lasciando un po’ da parte me e mia madre. All’università ci sono andato a 19 anni.

Ero indeciso tra Lettere ed Economia; alla fine vinse Economia ma sapevo che questa scelta mi avrebbe segnato cambiandomi come persona per tutta la vita: ora sono meno disilluso rispetto a quando scrivevo (e prima scrivevo molto di più rispetto a ora).

Il primo anno passai, con mio grande stupore e con un buon voto, l’esame di Matematica.I limiti ci vengono imposti ma li possiamo superare.

Su LinkedIn hai creato un gruppo sul Fintech quasi per gioco e semplicemente per condividere i tuoi contenuti. È diventato il gruppo Fintech più importante d’Italia su LinkedIn con 2.900 membri attivi.

Quante opportunità e strade si sono aperte per te grazie a LinkedIn?

Molte, forse troppe. Mi sono messo alla prova e ho deciso, partendo dal nulla, di crearmi un nome e diffondere il più possibile educazione finanziaria e conoscenza sul Fintech.

Era il 2014 e stavo lavorando per una fintech spagnola dalla Torre Mapfre, il terzo grattacielo più alto di tutta la Spagna, a Barcellona. In Italia c’erano solo due testate online che parlavano di fintech ed entrambe le testate avevano dietro una banca come principale sponsor.

Questa scoperta mi fece un po’ sorridere: ero abituato a banche (BBVA e Santander) che in nessun modo cercavano di “spacciarsi” come fintech o di vendersi agli occhi dei propri clienti come fintech.

A quei tempi non sapevo ancora programmare quindi decisi che la strada più facile era quella del gruppo LinkedIn.

Qual è stato il successo su LinkedIn? Fintech Italia su LinkedIn è diventato il punto di riferimento della più grande community in Italia su i temi dell’innovazione tecnologica in ambito finanziario: credo non sia un risultato da poco.

Fintechitalia.com, invece, è stato comprato da una banca come dominio e questo mi ha reso incredibilmente felice.

 

Quando e come è nato il tuo amore per il Fintech?

Dopo la triennale in commercio estero e un anno di Erasmus in Austria,  nel 2011 andai a fare la specialistica ad Amsterdam.

Nel 2012 ho finito la specialistica nei Paesi Bassi: in quel periodo ho lavorato in un supermercato, in un pub e per un imprenditore olandese di origine turche, che ho aiutato ad accedere nel settore dei dispositivi medici unitari in Italia.

Ad Amsterdam c’erano solo offerte di lavoro per informatici e laureati in finanza; avendo scelto sostenibilità ambientale e gestione delle risorse naturali con focus sulle energie rinnovabili, io non trovavo occasioni di lavoro all’altezza dei miei sogni.

Per uno strano caso del destino, dopo aver risposto ad una candidatura di lavoro su Linkedin e aver fatto una intervista via Skype, ricevetti la proposta di andare a lavorare a Barcellona per una impresa Fintech.

Non essendomi mai veramente cimentato con l’olandese,  decisi che lo spagnolo e Barcellona sarebbero potute essere delle belle alternative. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa non far fronte a un mutuo e perdere la propria casa.

Quando mio padre se ne andò a Milano, con lo stipendio da Speedy pizza non avrei potuto far fronte al mutuo e mia mamma era invalida civile. Questa “ingiustizia” mi ha fatto appassionare sempre di più al fintech e pensare che forse, il modo di far banca oggi, è sicuramente migliorabile.

Dopo un master e un’esperienza di lavoro in Olanda, hai scelto di andare a lavorare a Barcellona.

Vivi e lavori da Barcellona da 5 anni. Quali sono gli enti privati e pubblici che hanno portato Barcellona ad entrare nella TOP 10 delle città europee in termini di scale up ed offerte lavoro?

Sicuramente il ruolo del Adjuntamiento di Barcellona con la creazione di Barcelona Activa, un incubatore pubblico e privato dove gli spazi vengono messi a disposizione del Comune e Business Angel spagnoli e stranieri appoggiano le imprese di nuova costituzione nella loro crescita.

Inoltre, sempre negli spazi di Barcelona Activa c’è uno spazio che dà supporto in modo attivo nella ricerca di lavoro e offre corsi di studio e approfondimento a persone di tutte le età. In questo modo, anche i disoccupati sentono di avere veramente qualcuno vicino che li appoggia nella loro ricerca di lavoro e inserimento nel mercato del lavoro.

La prima volta che ci siamo sentiti, hai descritto il tuo lavoro in Fintastico con una bellissima metafora:”Sono il dottore che sceglie la migliore cura per tutti quei pazienti che sono alla ricerca di nuove soluzioni finanziare per i loro progetti imprenditoriali

Che cos’è Fintastico e sopratutto cosa vedremo in futuro su fintastico.com?

Fintastico è una piattaforma che permette di scoprire servizi finanziari complementari o totalmente alternativi a quelli che vengono offerti tradizionalmente dalla banca.

Questo permette alle persone e alle imprese di farsi un’idea chiara di quali sono quelle App o quelle piattaforme che possono migliorare il rapporto con i soldi nella vita quotidiana.

A settembre siamo stati selezionati da ForumBancauno dei più grandi eventi del settore bancario italiano, come partner per quanto riguarda il Fintech Village, uno spazio espositivo dove fintech italiane e straniere presentavano la loro iniziativa e il loro progetto.

Fintastico ha fatto da scouting delle iniziative più interessanti a livello italiano e straniero e aiutato in modo importante gli organizzatori.

Avendo meno di un anno di vita come impresa, è stato sicuramente un bel riconoscimento, inaspettato. Oltre a ciò, sono arrivati i primi clienti e le collaborazioni con Politecnico di Milano, Regione Lombardia e SDA Bocconi.

Cosa dovrebbe fare, secondo te, un’azienda italiana alla ricerca di nuove soluzioni per scalare il proprio business? Continuare a puntare su fondi pubblici?

Il consiglio è quello di puntare sull’innovazione.

Se non si investe in innovazione per mancanza di risorse finanziarie interne, allora è una buona cosa cercare una mano nel pubblico, soprattutto considerando la grande quantità di fondi pubblici europei che non vengono “sfruttati” pienamente dalle imprese italiane ogni anno.

Bisogna semplificare i processi e la macchina burocratica se si vuole tornare a crescere come Paese.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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