Perché un’idea vale molto di più di un CV grazie a JustKnock

Piccola premessa: JustKnock è nato qualche settimana prima di questo articolo di Mashable: segno del destino.

Tale articolo, scritto da Jillian Kumagai, ebbe risonanza internazionale poiché fu uno dei primi, nel 2014, a riportare e documentare la trasformazione reale del mercato del lavoro nel mondo: il 93% dei Recruiter al mondo affermava, infatti, di aver utilizzato i social media per la valutazione di un candidato (a discapito del CV) e che il 55% di questi aveva cambiato idea su quel candidato dopo aver visionato il suo profilo social (LinkedIn, Facebook, Behance etc.).

Negli ultimi 5 anni, al di là di questo articolo, nel mondo delle risorse tante cose sono cambiate.

Social Recruiting ed Employer Brand sono al centro di ogni discorso, summit e idee di sviluppo legate al futuro ma il dato più importante è un altro: c’è una grande voglia di cambiare finalmente il modo di ricercare e fare selezione perché siamo tutti stanchi di vedere e di fare selezione alla “vecchia maniera”.

Non è assolutamente divertente.

Se le aziende italiane hanno compreso che è fondamentale questo cambiamento, chi penserà, invece, ai ragazzi italiani che sono alla ricerca di nuove opportunità di lavoro?

Su Besourcer abbiamo avuto modo di vedere diversi esempi innovativi di jobseeking, come gamification e video cv, ma non avevamo ancora esplorato una nuova possibilità: trovare lavoro tramite un’idea invece del proprio CV.

Questo è l’obiettivo di JustKnock, piattaforma italiana che permette di cercare lavoro inviando un’idea alle aziende che collaborano con il sito. Abbiamo intervistato Marianna Poletti, founder di Just Knock: ecco la sua storia.

Marianna Poletti, founder di Just Knock
Marianna Poletti, founder di Just Knock

 

Chi era Marianna a 18 anni? Aveva già capito di voler lavorare nel mondo delle Risorse Umane?

A 18 anni, come molti giovani non avevo ancora le idee chiare su chi volessi professionalmente diventare e su quale fosse il mio personale obiettivo; così, consapevole della mia inconsapevolezza, ho fatto l’unica cosa che ritenessi giusta, ovvero seguire la mia passione per la creatività e la generazione di idee iscrivendomi al corso di Art Direction presso lo IED di Milano.

È stato proprio il termine dei miei studi, unito alla conseguente ricerca del mio primo impiego, a farmi intuire il forte legame tra Marketing/Idee e HR/persone. A Settembre 2014, ho deciso di lasciare il mio primo lavoro da dipendente in una piccola agenzia creativa per fondare Just Knock, con il preciso obiettivo di permettere ai talenti di trovare lavoro inviando idee al posto del CV.

Il funzionamento della nostra piattaforma è semplicissimo: una volta iscritto, l’utente può consultare le opportunità aperte rispondendo a una missione specifica nella sezione Job Call oppure, se nessuna delle posizioni aperte corrisponde al proprio profilo, può decidere di inviare la propria idea spontanea nella sezione Ideas Basket. In entrambi i casi, il meccanismo prevede che l’azienda riceva le idee senza poter vedere l’identità del candidato, che scoprirà solo a seguito della valutazione. Inoltre, tutte le aziende associate si impegnano a rispettare la proprietà intellettuale.

Prima del Social Recruiting e dell’Employer Brand, molte aziende italiane per anni si sono focalizzate su specifiche Job Board, ATS e CV. Come vedevi il mondo delle risorse umane e del Recruiting in Italia quando eri ancora una studentessa?

 Quando mi sono scontrata con la ricerca del mio primo lavoro, ho percepito una profonda frustrazione dovuta alla standardizzazione che il classico metodo di selezione imponeva ai candidati limitandone fortemente la personale espressione. Così, mi è sorto spontaneo domandarmi se non ci fosse un modo più appropriato per presentarsi rispetto a un banale elenco di esperienze scritte e numeri e la risposta l’ho trovata proprio nelle idee, che sono ciò che ci rende umani, appassionati, motivati, ma soprattutto unici.

Come e quando ti sei innamorata di JustKnock? Se non sbaglio è arrivato subito dopo l’università e il Master in Brand Communication & Marketing?

Per me JustKnock è come un figlio, frutto di un grande amore per la creatività, l’intelligenza e le pari opportunità. Fare impresa è estremamente complesso, ma il desiderio di creare uno strumento che io stessa avrei voluto utilizzare per poter emergere da una semplice pila di CV accumulati sulla scrivania degli HR, mi ha fatto scoprire una resilienza che non pensavo di avere…d’altronde si sa che l’Amore è capace delle più grandi imprese!

Cosa hai imparato come imprenditrice, in questi primi 3 anni di JustKnock, e cosa ti hanno insegnato tutti quei ragazzi che hanno deciso di seguire JustKnock come nuovo strumento di ricerca lavoro?

JustKnock è stata la mia più grande scuola di vita. Ponendomi continue sfide, mi ha permesso e mi permette di crescere continuamente cercando ogni giorno soluzioni ai problemi, imparando dai successi ma soprattutto dagli errori. Oltre a crescere professionalmente, grazie a JustKnock ho imparato a essere più consapevole delle mie potenzialità, ho capito che ambizione e umiltà dovrebbero essere una parola sola e che sono le persone e i rapporti umani a fare davvero grande un’azienda.

Perché i ragazzi e le aziende italiane continuano a essere dipendenti del CV?

Effettivamente il settore HR è uno dei pochi che non ha mai messo in atto particolari rivoluzioni dal punto di vista della selezione. Credo che uno dei principali motivi sia da ricondurre alla naturale tendenza dell’essere umano a semplificare e definire le persone come le cose, in base a parametri che permettono alla mente di classificare con troppa velocità il soggetto come di interesse o disinteresse. Questo tipo di atteggiamento genera, però, un automatico pregiudizio andando a escludere tutte le persone che non rientrano nel parametro standard prefissato (voto di laurea, università, città di provenienza, genere…) e causando una potenziale dispersione di talenti creativi e motivati.

Le aziende e i candidati iniziano, comunque, ad accorgersi chiaramente che questo metodo risulta fallimentare per entrambe le parti.

Considera che, secondo uno studio condotto da The World Economic Forum, il 64% dei bambini di oggi farà un mestiere che ancora non esiste e questo richiederà ai lavoratori di domani sempre maggior flessibilità. Inoltre, il 57% delle aziende sta implementando strategie per attrarre candidati eterogenei, poiché si è riscontrato che questo fattore possa aumentare un incremento dei risultati finanziari dell’azienda attorno al 35%. Questi dati ci raccontano chiaramente focus sul merito e sulla condivisione per l’HR del futuro.

Attraverso JustKnock, le aziende ricevono candidature solo da persone realmente motivate, che non cercano lavoro facendo invio multiplo del CV ma che spendono del tempo per elaborare un progetto perché sanno esattamente dove vogliono arrivare. Dato l’evolversi continuo del mercato e delle figure professionali, più che ricercare singole competenze, oggi ciò che più conta è la capacità di problem solving, capacità che attraverso JustKnock le aziende riescono a individuare con facilità.

Lo scorso anno hai ricevuto un premio importante a Parigi e hai avuto modo di conoscere tante altre donne di grande livello internazionale e che sono fondamentali per il nostro mondo.

Cosa hai notato in loro e sopratutto cosa consiglieresti a una donna italiana (mamma e non) in questo momento?

Le donne come gli uomini sono capaci di grandi imprese; quello che manca in italia credo sia la consapevolezza di potercela fare, forse perché schiacciata dagli stereotipi di cui la nostra cultura è ancora fortemente vittima. Mancano esempi, mancano storie a cui ispirarsi.

Consiglio alle donne di darsi più opzioni per trovare una scelta reale.

Cosa accadrà al futuro di JustKnock?

Puntiamo a obiettivi ambiziosi, vogliamo essere la porta di accesso al lavoro dei propri sogni non solo a livello nazionale ma anche tra talenti e aziende di diversi paesi. Nel 2018 Just Knock muoverà, infatti, i suoi primi passi con importanti clienti in Svizzera e Francia.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting grazie a SocialTalent, Buffer e Hootsuite. Mi sono innamorato del mio lavoro a 14 anni, quando ho aperto per la prima volta le porte dell’Informagiovani di Matera. La felicità lavorativa per me è ricercare nuove opportunità di lavoro per altre persone. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. P.S. Secondo te come potremmo migliorare Besourcer?

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