Jacopo Mele, un ricercatore digitale che non smette mai di creare

Ci sono tanti modi di fare un viaggio: scoprire storie di professionisti che, ogni giorno, cercano di fare del loro meglio per creare qualcosa di nuovo nel mondo è uno di quelli.

Su Besourcer ogni settimana raccontiamo queste storie cercando di darvi, ogni volta, punti di vista e idee differenti. Oggi scopriamo Jacopo Mele, professionista italiano che, negli ultimi 5 anni, è riuscito a dimostrare tutto il suo valore e competenze nel settore IT.

Chi era Jacopo quando era ancora adolescente durante il suo percorso di studi e quali erano le sue ambizioni? Aveva già capito che voleva creare strategie digitali per aziende e organizzazioni varie?

Jacopo era ed è un esploratore. Sono stato sempre un curioso, uno di quelli che chiamano “smanettoni”: mi divertivo ad aggiustare i telefoni dei miei compagni di classe, togliendo e rimettendo la batteria, sviluppavo siti web per piccole attività commerciali del mio paese. Così mi sono appassionato ai software di editing e video, grazie anche a mio fratello, che mi lanciò una sfida dicendomi “Jacopo, c’è questo programma complicatissimo da utilizzare: si chiama Final Cut”.

Intanto studiavo come allevare gamberi e anguille frequentando il nautico a Salerno, inseguendo l’aspirazione di diventare capitano di lungo corso e navigare per tutti i mari. Ad oggi, guardando indietro, sembra quasi che avessi le idee chiare su cosa stessi andando a fare: in realtà, stavo semplicemente seguendo la mia curiosità, con piena libertà di provare e di sbagliare.

Chi era Jacopo da adolescente? Un ragazzo che provava sempre cose che non aveva mai fatto, con uno stile di vita che possiamo definire “in beta permanente”, perché tale era il mio apprendimento.

Sono stato fortunato perché ho avuto una famiglia che mi ha dato la possibilità di sperimentare, di fare tutto ciò che mi incuriosiva, senza avere restrizioni o aspettative diverse, rispetto a quelle di soddisfare la mia curiosità.

Quando ti sei innamorato del tuo lavoro? Quando hai compreso che potevi fare qualcosa di importante per portare il digitale nel mondo?

Sono sempre stato affascinato dalle cose che scoprivo, che mi portavano – giorno dopo giorno – a fallimenti e successi simultanei nella stessa città; attività che mi rendevano felice quando mi svegliavo e soddisfatto quando andavo a dormire.

È la mia curiosità che mi ha premiato. Il digitale non è una tecnologia: è un mindset, che ci lega sempre di più al motivo per cui siamo al mondo, ossia esplorare, conoscere e prendere decisioni. Oggi il digitale è alla base della nostra vita.

Mi sento parte di una generazione bridge, che collega i baby boomers, i millennials, la generazione Y, la generazione Z. Credo fortemente che, appena si impara qualcosa, la si debba trasferire agli altri, affinché questi ultimi possano trasformarla, migliorarla e, con quella conoscenza, rispondere a quesiti a cui oggi non si può dare ancora risposta. Proprio per questo credo sia fondamentale trasferire conoscenza agli under 18: sapranno così rispondere a domande a cui non abbiamo risposto.

È fondamentale dare alle nuove generazioni un mantello di fiducia, che li abiliti alla sperimentazione, al tentativo, alla ricerca, alla curiosità. Questo mantello è fondamentale per spingere la nostra umanità oltre.

Hai lavorato per tante aziende italiane e internazionali migliorando la loro strategia digitale.

Cosa ti hanno insegnato questi 8 anni vissuti in Italia e UK alla ricerca di un cambiamento per le aziende e persone che si inseriscono in questo mondo?

Questi anni mi hanno insegnato la centralità dell’uomo all’interno di questa industry 4.0, perché la prima figura a fare digital transformation è la persona: la persona-cliente, la persona-azienda, la persona all’interno dell’azienda.

Besourcer è una piattaforma online disegnata per ragazzi alla ricerca di nuove opportunità nel mondo del lavoro, della formazione e-learning e dei viaggi esperienziali.

In tutti i tuoi viaggi, percorsi di formazione sul digitale in aula e Startup avviate quali sono stati i 3 talenti italiani che ti più ti hanno colpito fino a questo momento?

Francesco Ehreinheim, Daniele Di Fausto, Aura Mele, per la loro velocità di apprendere e crescere con equilibrio.

Hai avuto modo di osservare la crescita di aziende tech sia in Italia che all’estero. Quali sono state le più importanti differenze che hai notato fino a questo momento?

In uno studio presentato durante una mia lecture alla London School of Economics, mostravo le differenze tra le percezioni di startup nei diversi Paesi.

In Italia la percezione che si ha di startup è di “soldi a fondo perduto”; in Inghilterra si fa riferimento alle potenzialità del tech e alla scalabilità. Ma la visione che più mi affascina è quella cilena, la quale non associa le startup unicamente al mondo tech, ma incorpora elementi della crescita umana, abbracciando trasversalmente disciplina e metodologia applicata alle industry e alle persone.

Noi attori del mercato, in particolare quello italiano, stiamo lavorando per aumentare la consapevolezza delle opportunità del digital. Io personalmente eliminerei quest’ultima parola, perché si tratta semplicemente di vivere oggi, di sfruttare a pieno le qualità di un mondo in continua evoluzione e porgerle a supporto della vita quotidiana che gravita intorno alla persona.

3 nuove Aziende e davvero molto interessanti che tutti noi dovremmo seguire da subito?

A queste aggiungerei Endeavor,che non è una nuova azienda, ma da poco si è affacciata sul panorama italiano.

Nel 2018 c’è stata una nuova grande sfida professionale per te: eFM. Che cos’è eFM e cosa vedremo nel suo futuro?

La missione di eFM è abilitare i luoghi ad ingaggiare chi li vive: riesce in questo avendo una conoscenza profonda nella gestione degli spazi e dei servizi necessari come Facilities, Property projects, facendo vivere gli ambienti di lavoro, di apprendimento e di cura, migliorando così il benessere e la produttività delle Persone.

Immaginiamo un futuro dove l’esperienza delle persone sia capace di plasmare in tempo reale i servizi necessari a sostenerla.

 

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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