La storia di Jonathan, dall’Australia a Freelance nel Mondo

Jonathan Pochini, consulente SEO.

L’intervista che segue è un inno alla libertà: di essere, di fare, di viaggiare.
Sono sicuro che ognuno di noi fornirebbe una risposta diversa alla domanda “Che cos’è, per te, la libertà?”. Tale concetto, forse, non si può racchiudere in una semplice definizione né descrivendo le sensazioni che il sentirci liberi ci trasmette.

Lo sapete, su Besourcer parliamo spesso di viaggi e viaggiatori, lavori e luoghi lontani in cui svolgerli, storie di vita e storie di aziende (che poi, se ci pensate, sono la stessa cosa).

Ma cos’è, effettivamente, quello che viviamo quando intraprendiamo un viaggio?

Con l’intervista a Johnatan Pochini proviamo a dare una risposta.

Chi era Jonathan dopo il suo esame di maturità? Aveva già capito che voleva occuparsi di SEO e Marketing e di viaggiare allo stesso tempo?

Hai presente quelle domande che si fanno sempre ai bambini tipo “Cosa vuoi fare da grande?
Immagina di essere alle fine degli anni ’70 e sentirti rispondere “Il webmaster” oppure “Il SEO Specialist”.

Viviamo in tempi estremamente dinamici e – come diceva Socrate quei 2500 anni fa – la cosa più saggia che si può fare è ammettere di non sapere. Compreso il non sapere “cosa faremo da grandi”.

Non solo non sapevo cosa avrei fatto dopo l’esame di maturità: non lo sapevo nemmeno dopo la laurea! Laurea in Scienze della Comunicazione, presa peraltro con estrema ponderazione: in 10 anni.

Ad ogni modo, alla mia tesi di laurea dedicata al web writing, segue un Master sul Digital Writing accompagnato da alcuni esperimenti personali con la realizzazione di alcuni siti web.

Tutto questo mi porta a un colloquio di lavoro, a 400 km di distanza, per una posizione di “copywriter per il web” per la quale, alla fine, mi prendono. Il mio responsabile prova ad assegnarmi qualche compitino SEO e, riscontrando un certo interesse da parte mia, continua ad assegnarmene ancora: divento presto “il SEO” all’interno dell’azienda.

Tutto questo avveniva alla tenera età di 31 anni.

Quindi, cari quasi-trentenni che non avete ancora trovato la vostra strada, non temete! Se ce l’ho fatta io…

Nella prima agenzia duro 9 mesi e poi me ne vado; provo a mettermi in proprio, non ci riesco e trovo occasione di lavorare in un’altra agenzia molto più in sintonia con me della prima.

In questa duro un anno intero ma, proprio nel momento in cui il sistema pensa di avermi incastrato con la promessa di un contratto a tempo indeterminato, mollo tutto e me ne vado dall’altra parte del mondo, in Australia, per “imparare l’inglese come si deve”.

Dovevo rimanerci solo 4 mesi invece ci rimango 4 anni: 4 anni durante i quali trovo un ingaggio come contractor in una agenzia di Sydney, 4 anni durante i quali ho tempo di sviluppare la mia rete di clienti online.

Alla fine del 2013, mollo anche l’Australia per esplorare lo stile di vita nomade digitale: me ne vado a Chiang Mai. Poi a Koh Phangan. Poi torno in Italia, mi trasferisco alle Canarie, ritorno in Sud Est Asiatico (diverse volte)… insomma, non mi sono ancora fermato.

Al momento ti scrivo di nuovo da Chiang Mai.

Dopo il Master a Firenze in Digital Writing, hai iniziato a muovere i tuoi primi passi nel mondo del lavoro. Com’era fare SEO e Marketing quando hai iniziato?

Da un punto di vista tecnico, eravamo alle basi. Fare una pagina ottimizzata per i motori di ricerca significava scrivere un testo di 300 parole ripetendo la parola chiave 3 volte nel testo e in altri punti strategici della pagina e del codice HTML. Si condiva il tutto con un link esterno…così, tanto per mettere la ciliegina sulla torta.

Da un punto di vista “commerciale”, invece, non era chiaro qual era la prassi migliore, la formula più convincente, più “vendibile”: il mercato era immaturo e c’era un po’ di confusione tra il vecchio che resisteva e il nuovo che avanzava.

La strategia di marketing della mia prima agenzia era la seguente:

  1. il reparto di telemarketing (un terzo dell’azienda) fa le telefonate ai potenziali clienti e fissa gli appuntamenti;
  2. uno dei venditori (altro terzo dell’azienda) va agli appuntamenti;
  3. una volta ottenuta una commessa il reparto produttivo (l’ultimo terzo dell’azienda) può iniziare a lavorare.

Quindi, per realizzare un sito web o una campagna SEO, solo 1/3 del costo andava alla produzione vera e propria, gli altri 2/3 andavano ai venditori e al reparto telemarketing, senza dimenticarci l’amministrazione, la gestione e i profitti dell’azienda!

Nelle successive agenzie in cui ho lavorato, il rapporto tra produzione e vendita era decisamente più equilibrato. Ma questa prima esperienza è stata significativa riguardo ad alcune convinzioni che ho dovuto poi superare:

  • “Per vendere devi utilizzare una tecnica aggressiva con tanto di telefonate a casa e appuntamenti di persona”;
  • Per vendere devi essere un venditore ‘squalo'”;
  • Io non voglio né utilizzare tecniche così aggressive, né essere un venditore ‘squalo’, quindi non sarò mai in grado di vendere, non riuscirò mai a mettermi in proprio”.
Jonathan Pochini durante una delle sue esperienze in Oriente.
Jonathan Pochini durante una delle sue esperienze in Oriente.

Ovviamente mi sbagliavo e non perché sono diventato un venditore ‘squalo’.

Dopo i primi 2 anni di esperienza in Italia, hai deciso di andare in Australia. Perché l’Australia? Avevi già capito cosa avresti voluto fare in Australia?

Sono andato in Australia con la scusa ufficiale del voler “imparare l’inglese come si deve”. Ma ovviamente c’era di più:

  • c’era la delusione per il mio paese che continuava (e continua) ad arrancare in una palude politica che non mi rappresentava (e non mi rappresenta);
  • c’era la sensazione di essere incastrato in un “copione condiviso”, che sembrava andare bene per tutti ma non per me. Lavora per 40 anni 40 ore a settimana e goditi quelle 4 settimane di ferie l’anno, ma mi raccomando: 2 a Natale e 2 ad Agosto;
  • l’assenza di un qualsiasi legame sentimentale che potesse persuadermi a rimanere;
  • la consapevolezza che “o ora o mai più”.

L’anelito, profondo, vitale e tormentato, a una “botta di vita”, a un qualcosa che andasse oltre quel copione condiviso di cui sopra, la pulsione, magari, a cercare il mio destino fuori dalla comfort zone delle vie battute dai più.

All’epoca, l’Australia sembrava il posto con la migliore qualità della vita: ricordo di un articolo su una rivista il cui messaggio era “In Australia non esiste stress”. Insomma: dovevo andare a vedere se era vero! 🙂

All’inizio, in Australia cercavo uno Sponsor: in altre parole, qualcuno che mi assumesse.

Non l’ho trovata: ho trovato un ingaggio come contractor. Ciò significava che, quando c’era lavoro, andavo in agenzia; quando non c’era, rimanevo a casa. Sembrava una cosa negativa ma è stata una gran fortuna, invece: è stato in questo modo che ho avuto il tempo, l’occasione e la necessità di sviluppare la mia rete di clienti online, di approfondire certe mie competenze, di continuare a coltivare progetti personali.

L’Australia, ad ogni modo, è stato l’inizio del tuo percorso nel mondo. Quando hai avuto la necessità di non dover scappare da qualcosa o qualcuno ma di scoprire il mondo? Ecco: quando e com’è nata in te questa necessità?

Viene sempre un po’ il dubbio che chi viaggia stia scappando da qualcosa (magari dalle “responsabilità” 😉 . Se si vuole essere onesti con se stessi, questo dubbio ce lo possiamo anche portare a braccetto in giro per il mondo, per contemplarcelo di tanto in tanto.

Ricorda un po’ certe discussioni nel gruppo facebook Nomadi Digitali Italiani, che ho l’onore di gestire insieme ad altre 5 eroiche persone:

  • “Ma quanto devo viaggiare per essere considerato nomade digitale?”
  • “Ma se sto la maggior parte dell’anno in un posto e mi prendo 3-4 mesi per viaggiare, sono ancora un nomade digitale?”

La soluzione la si trova scomodando il concetto di libertà.

Siamo liberi di viaggiare e siamo liberi di fermarci.

Siamo liberi di spiegare le ali e siamo liberi di mettere radici.

Siamo liberi di stare vicino alle persone che amiamo e siamo liberi di “esserci” quando qualcuno ha bisogno di noi.

Se c’è un conflitto, ad esempio tra il partire o il rimanere, allora c’è qualcosa che non va: c’è della paura forse. E la paura c’è spesso.

Hai più paura di rimanere o di partire?

Hai paura di affrontare l’ignoto che ogni viaggio (ogni cambiamento) comporta o hai paura di prenderti le responsabilità che devi assumerti per perseguire quello che vuoi veramente?

Forse non sei (ancora) libero di fare quello che vuoi veramente, ma di sicuro sei libero di scegliere di impegnarti per perseguire quello che vuoi veramente.

Ecco: questa è responsabilità.

Hai avuto modo di viaggiare in tanti paesi grazie al tuo lavoro che, allo stesso tempo, ti ha permesso di collaborare con tante aziende tech. Oggi si chiama nomadismo digitale ma è un fenomeno che ha avuto inizio già nei primi anni ’90. Cosa hai imparato di più da tutto questo?

Ho imparato queste 4 lezioni:

  • non è importante dove vai, ma sono importanti le persone che incontri (tratto da Il Mago di Oz:“It’s not where you go. It’s who you meet along the way”);
  • viaggiare (o cambiare) è – o può essere  – un’espansione di coscienza che ci rende un po’ più aperti e compassionevoli nei confronti di altre culture e altre persone. In altre parole viaggiare – come fare cose nuove – apre sempre un po’ la mente;
  • quando si arriva in un posto nuovo e si incontrano persone felici di darci una mano (dandoci i consigli giusti ad esempio) viene naturale il desiderio di ricambiare e darci generosamente a chi potrebbe aver bisogno di noi;
  •  viaggiare è anche un modo per trovare opportunità inaspettate che potremmo non incontrare rimanendo nei soliti posti. Per esempio, lo scorso Marzo ero a Ubud e ricordo che al Coworking facevano gli incontri sui Bitcoin. Volevo andarci ma alla fine non ci sono mai andato per motivi di lavoro, per poi buttarmici a testa in giù 6 mesi dopo. Immagina se ci fossi andato e se mi fossi comprato un Bitcoin in un momento in cui voleva intorno ai 1000 euro…
Jonathan in uno dei suoi viaggi per il mondo.
Jonathan in uno dei suoi viaggi per il mondo.

Come pensi che cambierà il mondo del lavoro in futuro? E quello del viaggiare? Cosa ricercheremo in futuro quando viaggeremo?

La prima cosa da ammettere è che sarà totalmente imprevedibile.

Lavoro nel web da quando sembrava opportuno investire in Second Life (per chi se lo ricorda), Facebook non era che un progetto in via di sviluppo, Google era solo uno dei motori di ricerca e sicuramente la SEO quasi nessuno sapeva cosa fosse.

Il web è un mondo che cambia velocemente, nuove discipline emergono, altre magari muoiono. In questo ambiente si potrebbe dire che il miglior investimento che uno possa fare sia quello su se stessi (escludendo quello in Bitcoin).

Ma, per quello che posso vedere o immaginare, sempre più persone avranno l’opportunità – e il coraggio – di scegliere di perseguire un lavoro che li renda liberi di lavorare in remoto.

E sempre più aziende troveranno più conveniente e più produttivo pagare freelance che lavorino in remoto per produrre risultati piuttosto che pagare uffici dove costringere persone a stare lì per far finta di essere produttivi mentre il loro pensiero va a come non farsi beccare a cazzeggiare su Facebook.

Esagero. Nessuno me ne voglia. 🙂

Ma penso che sempre più persone avranno l’occasione e sceglieranno di coltivare i propri progetti imprenditoriali (e Diventare Freelance è un progetto imprenditoriale). Sempre più persone sceglieranno di perseguire i propri sogni.

Dobbiamo stare solo attenti alle forze accentratrici:

  •  una volta c’erano diversi motori di ricerca, oggi Google (almeno in Italia e nella maggior parte dei paesi occidentali) è in situazione da monopolio;
  •  una volta c’erano gli e-commerce, oggi è difficile competere con Amazon.
  •  una volta c’erano i forum, oggi Facebook è stato talmente bravo a studiare come coinvolgere gli utenti per farli rimanere che è diventato causa di una dipendenza che difficilmente tendiamo ad ammettere.

A bilanciare queste forze accentratrici oggi arriva la Blockchain e, almeno dal punto di vista ideale, quello che potrebbe succedere è che il controllo passi dall’Istituzione alla rete.

Cosa consiglieresti a un ragazzo che ha deciso di voler lavorare nel settore della Comunicazione e del Marketing?

Di fare.

Di sperimentare, di sporcarsi le mani con progetti personali, di lavorare anche ‘a gratis’ (magari per associazioni di volontariato o progetti no profit), di seguire le proprie passioni, soprattutto se queste portano nella direzione dell’acquisizione di nuove competenze.

Quando studiavo all’università, il messaggio intrinseco era che il mondo del lavoro seguisse un po’ la stessa procedura lineare che incontriamo nei libri di testo: si inizia dal capitolo 1 per proseguire col capitolo 2 fino ad arrivare alla fine del libro.

Fai un esame, per poi farne un altro per poi arrivare alla Laurea.

Una volta laureato, avrai completamente dimenticato cosa avevi imparato nel primo libro del tuo primo esame.

Il mondo del lavoro, per come lo conosco io, procede in tutt’altra maniera: hai un problema, lo risolvi. Non importa se gli strumenti per risolvere il problema li trovi nel capitolo 1 o nel capitolo 33.

La teoria è importante ma abbiamo la naturale tendenza a sbilanciare il rapporto tra teoria e pratica a favore della prima.

Immagina invece di voler imparare a suonare la chitarra.

Quanti libri dovrai studiare? Quanto dovrai invece praticare?

Andare da un maestro ti sarà utile ma la pratica personale dovrà coinvolgere almeno il 90% delle tue energie.

E se diventare un bravo comunicatore fosse più simile a diventare un bravo musicista?

Be’, non esageriamo! Usiamo, allora, la regola di Pareto: 80% pratica e 20% teoria.

 

Un mix di SEO, yoga, passeggiate sulla Murgia, pedalate urbane, gatti e heavy metal.
A 19 anni, tra stellette e alamari, accesi per la prima volta un computer: fu subito intesa.
Il primo incontro con PHP, HTML, CSS e WordPress avvenne qualche anno dopo.
Tra agenzie di comunicazione, blog personali e band metal varie, finisco per
appassionarmi a quel variegato mondo fatto di marketing, analisi e codice che è la SEO.

Potrebbero interessarti

4 Hour a Week Il mio viaggio viaggio ha preso forma dopo questo libro. Non condivido diversi aspetti sul lavoro descritti da Ferris ma la sua costruzione di un pian...
Due anni in Asia per trovare la mia nuova strada Credo che la nostra vita ci permette di creare infinite storie. Credo che la possibilità più grande che la vita ci offre è quella di creare storie leg...
Travis Translator Non tutti parlano in inglese quando viaggiamo, meglio portare con noi Travis che vi permetterà di capire tutto e tutti
AIRBNB Ti regaliamo uno sconto di 25 € sul tuo prossimo viaggio del valore minimo di 65 €