La rivoluzione del mercato del lavoro in Europa raccontata da Carlo Sinisi

Carlo Sinisi. Consigliere Eures

Dopo la Brexit, la cartina geografica del mercato del lavoro in Europa è nuovamente cambiata ma c’è ancora tanta incertezza su quello che accadrà nel 2018 e quali paesi e città potrebbero sostituire il dominio di Londra, che abbiamo ammirato negli ultimi 15 anni.

Da Novembre pubblichiamo, ogni settimana, considerazioni e strategie di recruiter ed esperti del mercato del lavoro in Europa. Questa volta, abbiamo pensato, di non trasmettervi semplicemente dei dati attuali e futuri: vogliamo spiegarvi com’è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi 30 anni.

Abbiamo pensato, dunque, di trasmettervi tutto ciò raccontandovi la storia e il viaggio nel mondo del lavoro di Carlo Sinisi, uno dei Consiglieri EURES più esperti d’Europa con all’attivo più di vent’anni di attività nel network “Lavoro” della Commissione Europea.

Un viaggio di ricerca iniziato dal SI della Piaggio e dall’amore per la programmazione di software.

Chi era Carlo a 18 anni? Aveva già immaginato offerte lavoro e candidati presenti in tutti i giorni della sua vita?

A 18 anni ero un diplomando in informatica e programmatore software in erba. Facevo sport almeno 4 ore al giorno, giravo con il SI della Piaggio e non ero mai a casa. Ero convintissimo che la mia generazione avrebbe cambiato l’Italia, automatizzandola e rendendola un Paese più efficiente.  Oggi ammetto di essermi  sbagliato almeno di un centinaio d’anni.

Quando ti sei innamorato di quello che fai da più di 20 anni?

Ho avuto la folgorazione nel 1994, quando lavoravo ancora al Ministero del Lavoro. Da circa due anni non facevo altro che registrare i licenziamenti di migliaia e migliaia di persone presso la Direzione regionale di Bari. Quando la Commissione Europea lanciò il progetto EURES non mi parve vero di poter aiutare i disoccupati italiani a cercare lavoro all’estero.

È ovviamente impossibile quantificare il numero di colloqui che hai condotto in tutti questi anni: tramite la tua esperienza, però, possiamo capire com’è cambiato il modo di ricercare lavoro all’estero.

Dopo aver visto tutti questi ragazzi e almeno 2 generazioni a confronto, cosa hai notato in loro?

Quando ho cominciato, le persone avevano pochissime fonti di informazione, venivano da me completamente all’oscuro di cosa significasse lavorare in altri Paesi europei e pensavano di poter andare all’estero al solo scopo di imparare una lingua straniera. Vedevano l’esperienza all’estero come se fosse un periodo di formazione. Il risveglio dal sogno era assai doloroso, l’impatto con la realtà spesso spegneva le loro aspettative.

Adesso, invece, le persone hanno modo di attingere da svariati canali informativi e arrivano ad EURES molto più consapevoli. La nuova sfida è quella di mostrare loro le opportunità migliori in base alla reale competenza posseduta. Purtroppo, però, molti giovani italiani non capiscono che la conoscenza di una lingua straniera è fondamentale per intraprendere un percorso di lavoro all’estero. Questo è un aspetto sempre molto sottovalutato: ci sono fior di specialisti che non trovano collocazione proprio per questa ragione.

Come Consigliere EURES hai partecipato a infiniti Career Day in tutta Europa, hai avuto grandi stimoli formativi da parte di E&Y e Deloitte e hai visto nascere le attuali politiche europee sul lavoro.

Secondo te, quale sarà il mercato del futuro?

I meccanismi che animeranno il mercato del lavoro nei prossimi vent’anni saranno, secondo me, sempre più legati alle tecnologie digitali. I nuovi strumenti, che vanno via via affinandosi, colmeranno – almeno in parte – il gap esistente nei servizi per l’impiego di alcuni Paesi, tra i quali – dolorosamente – l’Italia. Per farvi un’idea, date un’occhiata a www.europeanjobdays.eu, eventi organizzati da EURES e finalizzati a far incontrare domanda e offerta di lavoro in modo differente rispetto a come siamo abituati.

Dal mio punto di vista, questo aspetto è molto positivo. La mia preoccupazione, invece, è che in questa nuova dimensione “aperta” sarà sempre più difficile far rispettare i diritti dei lavoratori.

Ci vorrebbe una sorta di “Carta costituente” mondiale del lavoro, alla quale tutti  dovrebbero aderire, altrimenti l’efficientamento delle procedure potrebbe causare gravi danni a scapito degli individui.

Io, comunque, rimango convinto che gli incontri “di persona” tra lavoratori, reclutatori e datori di lavoro rimangono essenziali per creare quei rapporti di fiducia che sono alla base del successo di molte grandi aziende.

Ricollegandoci alla domanda precedente, potresti dirci quali sono, secondo te, i migliori 5 paesi in Europa per opportunità di lavoro motivandoci questa tua scelta?

In questo momento storico, io vedo un trend molto positivo in quei Paesi che, per una ragione o per un’altra, riescono ad animare meglio il loro mercato del lavoro con scelte strategiche. Dando per scontata la Germania per la sua capacità produttiva, io ritengo molto interessanti la Repubblica Ceca, la Danimarca, l’Irlanda e Malta – Paesi con strategie e impostazioni differenti – ma non sottovaluterei la Spagna e il Portogallo che, pur essendo spesso considerate nazioni “cenerentola” per quanto riguarda l’occupazione, hanno in realtà una grande vivacità del mercato interno.

Perché i ragazzi e le aziende italiane sono ancora molto dipendenti dal CV?

Il CV è diventato un dogma instillato da anni e anni di formazione e orientamento su come si sarebbe dovuto approcciare il mondo del lavoro. Anche la Commissione Europea ha fatto la sua parte per inculcare la necessità di confezionare il curriculum in una certa maniera, con informazioni redatte secondo schemi prefissati. Nella mia esperienza, ho potuto verificare che si sarebbe forse dovuto insegnare il COSA descrivere e non il COME, senza mai perdere di vista sempre il PERCHÈ, l’azione di marketing di se stessi, delle proprie capacità e delle potenzialità.

Spesso le aziende lasciano scappare profili interessanti perché ricevono candidature mal fatte e i recruiter non hanno il tempo o la voglia di andare oltre al CV. In realtà, alcune imprese “illuminate” hanno da tempo superato questa metodologia di selezione del personale ma il nuovo approccio è ancora minoritario rispetto alla consuetudine ben radicata.

3 tool e/o Job Board che tutti i jobseeker italiani dovrebbero utilizzare ogni giorno?

Io non sono un millenial e quindi genericamente parlo di web e di canali Social. Certamente ritengo molto importante Linkedin nella ricerca di un lavoro di qualità. Facebook, che io utilizzo moltissimo, è in ribasso ultimamente, molto più utile per i focus group che non per il resto. E poi sono sempre stato un fan di Youtube, dal quale trarre tantissime informazioni sulle esperienze degli altri e sulle reali condizioni di vita e lavoro nei Paesi stranieri, una vera finestra sempre aperta e più affidabile di altre fonti.

Di certo, se io cercassi lavoro all’estero, una bella ricerca negli oltre 2 milioni di offerte di lavoro presenti quotidianamente sul portale EURES la farei, oltre che – naturalmente – sui portali nazionali e su qualche sito web ben amministrato.

Sei preoccupato per il futuro del lavoro in Italia o pensi che nei prossimi anni vedremo il nostro Paese ai livelli occupazionali di Repubblica Ceca, Francia, Irlanda, Austria e Germania?

Il futuro dell’Italia dipenderà, nella mia visione, da un vero e proprio azzeramento e rifondazione dei meccanismi di governo del nostro mercato del lavoro.

Al momento, stiamo davvero affondando nelle sabbie mobili e nessuno sembra intenzionato a lanciarci una liana.

Tre parole chiave dovrebbero guidare una riforma radicale del nostro sistema lavoro: ORGANIZZAZIONE, SEMPLIFICAZIONE e ACCESSIBILITÀ.

Si dovrebbe progettare e applicare a livello nazionale una strategia condivisa e trasparente, sia per le imprese che per i lavoratori, per poter usufruire di tutti i servizi, di tutte le opportunità e delle agevolazioni che si possono mettere in campo per incrementare l’occupazione “buona”.  Senza questa “rivoluzione”, non si può andare da nessuna parte.

Carlo, cosa consiglieresti a un giovane italiano desideroso di andare a lavorare all’estero?

L’unico consiglio che mi sento di dare a chi decide di cercare lavoro all’estero è di arrivare a questo passo molto ben preparato. Nello specifico:

  • informarsi approfonditamente sulle condizioni di vita e di lavoro nel Paese nel quale si vuole andare;
  • raggiungere un’adeguata certificazione linguistica prima ancora di cercare le offerte d’impiego;
  • essere certi di possedere un’adeguata formazione tecnica per affrontare un mercato del lavoro diverso da quello nazionale;
  • verificare di avere sufficienti risorse personali e finanziarie per “prendere il volo”.

Ho visto troppe persone tornare indietro con le ali bruciate per non aver ben programmato il nuovo percorso ma altresì sono testimone di tante esperienze positive che hanno cambiato la vita di persone che qui  non riuscivano a far decollare la propria carriera professionale.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

Potrebbero interessarti

Social Media Manager con Yoox a Londra Job description THE OUTNET is the most fashionable fashion outlet. Since its launch in April 2009, by the people behind the award-winning website NET...
Da Ostia a Barcellona per lavorare come HR Manager... La storia di Valerio Rossi, viaggiatore instancabile Prima di partire per la Spagna, direzione Barcellona, per un lavoro che in Italia non aveva mai ...
Il futuro dei Co-Working dopo la quarta edizione d... Dal 7 all’11 Marzo si è svolta a Penang (Malesia) la quarta edizione di CU ASIA - Unconference Co-Working; il più importante Summit Internazionale del...
5 nuove tecniche di colloquio che devi conoscere s... Il colloquio tradizionale, quello durante il quale un recruiter chiede al candidato di parlare delle proprie competenze ed esperienze, è stato utilizz...