La storia di Mr. Tool Per Startup è su Besourcer

“Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.”

Cosa c’entra questa bellissima frase di Tiziano Terzani con Bernando Mannelli di Tool Per Startup, il più importante punto di riferimento italiano di tool e software?

No, purtroppo non posso svelarvelo adesso ma fidatevi che, al termine di questa intervista, riuscirete a comprendere il senso di questo confronto. Nel frattempo, vi posso dare un consiglio: riguarda ognuno di voi, di noi.

La ricerca di Tool, software e soluzioni digitali per quello che facciamo tutti i giorni è semplicemente il lavoro che non viene mai visto o simpaticamente trascurato da molti.

Spesso dimentichiamo che proprio questo lavoro di ricerca, di test e soluzioni già pronte è quello che ci consente di sorridere quando pensiamo al nostro business o alla vita i tutti i giorni.

I tool che abbiamo in questo momento nel mondo sono stati sviluppati da milioni di aziende e possono davvero risolvere i nostri problemi quotidiani oltre ad aiutarci a far crescere il nostro business.

Lo hanno già fatto e sarà per sempre così sopratutto con l’arrivo dell’intelligenza artificiale.

Per farlo abbiamo assolutamente bisogno di centinaia di ore in test, investimenti e tanta pazienza. Senza questi ingredienti potremmo solo condividere su Facebook tool che magari non abbiamo mai provato, giusto per fare un “piacere” al nostro brand.

Buona lettura!

Ciao Bernardo,

benvenuto su Besourcer. Come hai avuto modo di scoprire, il nostro sito nasce con l’obiettivo di facilitare la ricerca di nuove opportunità nel mondo del lavoro, della formazione e dei viaggi esperienziali ed è caratterizzato da una community di professionisti e studenti innamorati della ricerca.

Quella stessa ricerca che è stata l’azione principale per lo sviluppo della tua carriera e che, in 16 anni di esperienza nel settore marketing e comunicazione, ti ha regalato grandi sorprese, oltre a Tool Per Startup.

1) Bernardo, cosa ricordi di te stesso a 18 anni e della tua prima grande scelta quando, nel 1997, ti iscrivesti alla facoltà di comunicazione d’impresa e Marketing a Siena?

Ricordo una gran confusione e una grande incertezza. Inizialmente mi ha guidato la mia passione per la pubblicità, sì proprio quella del “lava più bianco”, ma in definitiva devo confessare che è stata una scelta poco consapevole: non ero pronto.

Non ero un decisionista e non sapevo quale strada avrei preso nella mia vita, sono stato guidato dall’istinto. Ma mi è andata bene. 

2) Quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi hai detto che il 70% del tuo lavoro è quantificabile in ricerca e test. Quando è nato dentro di te questo tuo sentimento professionale nei confronti della ricerca, che poi si è trasformato in un vero e proprio lavoro?

In realtà è sempre stato presente dentro di me, ma credo lo sia in tutti noi anche se in modalità diverse. Ognuno di noi ha dentro di sé una sana curiosità, che porta al piacere della scoperta di qualcosa di nuovo. Un po’ come quando leggi un libro o guardi un film: per me è la stessa cosa.

Quando cerco nuovi tool, magari ne trovo uno che ha una UX pessima, una home scalcagnata, ma che si rivela utilissimo. Certo, allo stesso modo ce ne sono di apparentemente bellissimi, poi la delusione di quando li provo e non funzionano o hanno piani di offerta insostenibili. Anche quello fa parte del piacere della scoperta.

 

 

3) Da anni porti, insieme a tanti altri colleghi, la vera cultura del digitale in tutta Italia attraverso centinaia di eventi. Cosa ti hanno insegnato queste esperienze in questi lunghi 16 anni?

Che, nonostante migliaia di eventi, la cultura digitale nel nostro Paese è ancora ridotta al minimo: spesso le aziende non riescono a capire che un approccio digitale è un moltiplicatore del proprio business e che può aprire mercati altrimenti irraggiungibili.

La colpa è anche nostra, di chi porta avanti alcuni di questi eventi, spesso guidati più dalla voglia di avere folle plaudenti che di portare reale valore.

 

4) Nel 2015 hai creato toolperstartup.com. Quali sono i tuoi obiettivi futuri con Tool Per Startup e perché, secondo i feedback raccolti, è diventato un blog di grande riferimento per freelance e aziende italiane?

I motivi per cui il blog è diventato così popolare sono sostanzialmente due: il primo è che tratta un tema verticale (i tool) applicabile in modo orizzontale (qualsiasi business). Il secondo proprio per il motivo di cui parlavamo prima: alla lunga, il lavoro di ricerca, selezione e test si vede. Non tutti provano a fondo i tool prima di pubblicarli.

 5) Non siamo riusciti a quantificare con quante aziende hai lavorato e collaborato perché sono infinite. Hai osservato tante situazioni imprenditoriali da vicino iniziando dal tuo lavoro in Confindustria Firenze. 

Cosa manca alle aziende e startup italiane in questo momento rispetto agli altri sistemi internazionali?

Da una parte manca la consapevolezza del digitale come moltiplicatore di business, dall’altra la cultura dell’errore. Attenzione, non la cultura del fallimento, che è un tema risentito, ma dell’errore.

Cioè il valore che ti dà un’analisi degli errori che compi non te la fornirà nessun survey, nessun feedback, nessuna pacca sulla spalla o finanziamento.

Spesso le startup con cui mi trovo a confrontarmi sono più preoccupate a difendere fino alla morte l’idea originaria di business più che a cercare di migliorarla: io non faccio altro che cercarne tutti i possibili difetti. No, in quest’ambito non sono certo simpatico.

6) Quali sono, secondo te, le competenze digitali che saranno assolutamente richieste nel mondo del lavoro da qui al 2022?

Per quanto riguarda la formazione, un mix tecnico-umanistico: i contenuti saranno ancora i protagonisti insieme alle piattaforme.

Per quanto riguarda i settori non dico niente di nuovo: IoT, Chatbot ed Intelligenza artificiale.

7) Cosa consiglieresti ad un ragazzo di 18 anni interessato ai social media, comunicazione e marketing?

Quando ho iniziato il mio percorso formativo, c’era ancora il mito del posto fisso, del dirigente d’azienda: adesso è tutto più liquido, orizzontale. Il consiglio che mi sento di dare è: siate trasversali ma non superficiali.

Non focalizzatevi soltanto sulle vostre passioni, ma utilizzatele per imparare ciò che è magari noioso, ma necessario. Forse più facile a dirsi che a farsi, lo ammetto.

8) Il video dei tuoi tool preferiti del 2016 lo abbiamo visto in tantissimi ed è stato davvero utile, peccato che hai scoperto Lumen5 troppo tardi.

Infatti, anche se per fare quel video ho utilizzato un tool che ha modificato il suo modello di business (come spesso accade) e non è più disponibile per nuove iscrizioni.

 

 

9) Per chiudere, da ricercatori a ricercatore, ti chiedo i tuoi 3 tool preferiti in assoluto 😉

Ok, non ti nominerò (anche se vorrei) PostPickr, promesso.

Iniziamo da Pipes, un piccolo tool (anche abbastanza brutto, diciamolo) che permette l’editing e il merging dei flussi RSS. Tramite un pannello di flusso, puoi “disegnare” le operazioni che il tuo flusso RSS compierà, incluso il filtro per keyword.

Poi dico Octoboard, un tool per creare dashboard di monitoraggio delle tue metriche. Mi è piaciuto l’approccio “entry level” e la semplicità d’uso. Funziona in modo molto semplice: scegli i widget, colleghi i servizi e lui ti fornisce i dati di monitoraggio di social, email marketing, etc. in tempo reale. Se condividi la dashboard, anche il tuo collaboratore vede i dati in tempo reale. Dimenticati le catene di mail con pdf allegati.

Infine uno strumento per fare social media wall a prezzi contenuti: Walls.io. La caratteristica che ho apprezzato di più è che questa tipologia di strumenti di solito ha piani di offerta molto onerosi, oppure tempi di aggiornamento molto lunghi. Al contrario, la board di Walls.io si aggiorna ogni 15 minuti nel piano free.

 

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting grazie a SocialTalent, Buffer e Hootsuite. Mi sono innamorato del mio lavoro a 14 anni, quando ho aperto per la prima volta le porte dell’Informagiovani di Matera. La felicità lavorativa per me è ricercare nuove opportunità di lavoro per altre persone. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. P.S. Secondo te come potremmo migliorare Besourcer?

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