Da Ostia a Barcellona per lavorare come HR Manager in Alea

La storia di Valerio Rossi, viaggiatore instancabile

Prima di partire per la Spagna, direzione Barcellona, per un lavoro che in Italia non aveva mai fatto, Valerio Rossi è stato tra i ragazzi più attivi nella riqualificazione di Ostia.

Ho conosciuto Valerio grazie a LinkedIn e al nostro lavoro in comune. La prima volta che ci siamo visti, non mi ha parlato subito di quello che fa ma dove per lui tutto ha avuto inizio.

L’amore per la sua città e la voglia di cambiarla per offrire più opportunità ai ragazzi e alle generazioni che verranno: è da qui che Valerio ha iniziato, partendo con YUT – Youth Union Think, un’associazione che per anni – e grazie ai suoi tanti membri – ha offerto ai giovani nuove possibilità partendo dai programmi dell’Unione Europea di mobilità giovanile.

A 18 anni, dopo il tuo esame di maturità, sapevi già che avresti voluto fare il Recruiter? Qual era il tuo sogno nel cassetto?

Onestamente no. Dopo la maturità, l’unica cosa che volevo fare era studiare quello che mi appassionava, senza nessuna preoccupazione per il futuro. Sai la lista delle lauree inutili? Ecco, mi sono inscritto a Filosofia alla Sapienza.

D’altro canto, non penso affatto sia stato inutile, visto che mi ha aiutato moltissimo a sviluppare il mio senso critico e analitico, e a non avere paura di lanciarmi in ciò che veramente mi appassiona.

Nel 2011 ti sei laureato in Filosofia alla Sapienza. In molti, ora, potrebbero farsi questa domanda:”Come si passa da filosofia a diventare Recruiter ed HR in 6 anni”?

Pararellamente agli studi, ho fondato con altri compagni un’organizzazione che si occupava di giovani, formazione e lavoro nella periferia romana, ossia il luogo da cui provengo: Ostia.

Un territorio difficile ma pieno di risorse. Abbiamo organizzato progetti europei, corsi di formazione e attività d’orientamento per giovani. Attraverso quest’esperienza di volontariato, ho capito che connettere i sogni delle persone con obiettivi di business era la chiave della soddisfazione personale…della felicità, se vuoi.

Per questo ho deciso di complementare la mia formazione con un Master in HR. 

Barcellona ti ha adottato dopo le tue due prime esperienze di lavoro a Roma e la fine di un Master alla LUISS Business School.

Perché avevi scelto proprio Barcellona e cosa, ad oggi, questa bellissima città può offrire a tutti coloro che stanno cercando lavoro?

Barcelona is the place to be”, è quello che ci diciamo qua. Si sa, nel nord Europa ci sono lavoro, opportunità, qualità di vita, ma se vai a vivere a Dublino o a Londra ti scordi il sole, il mare e lo stile di vita latino. Nel sud abbiamo tutto questo, ma trovare un lavoro dignitoso è molto difficile. Io credo che questi due mondi si incontrino proprio qui, a Barcellona.

La qualità della vita è altissima, i servizi funzionano (se vieni da Roma, come me, queste cose le apprezzi!), c’è tanto lavoro ed è un hub tecnologico dove proliferano start-up. È cosmopolita, internazionale, c’è tanta festa, cultura, e spiagge meravigliose a pochi Km.

Altro da aggiungere? È chiaro che non tutti trovano la loro strada qui. C’è chi si perde e non riesce a integrarsi, non avendo un lavoro stabile. Ci vuole anche tanta professionalità, voglia di lavorare e imparare: se c’è quello, è una città che ha molto da offrire.

 

Hai lavorato per Amaris, poi 2 anni in Adecco e adesso sei diventato il responsabile HR di ALEA. Di candidati ne hai trovati e selezionati tanti e in diversi paesi.

Cosa dovrebbe fare, nel 2018, un jobseeker per non sbagliare ricerca lavoro e application?

Credo che la chiave di tutto sia imparare a cercare lavoro. Mio padre mi disse una volta che “cercare lavoro è un lavoro”: l’ho capito quando ho cominciato a cercare lavoro e nessuno mi chiamava!

Oggi,  quello che spesso vedo è che un buon 90% dei candidati invia la propria candidatura a random, per offerte di lavoro dove c’è una scarsissima relazione tra le proprie competenze o esperienze e quello che la Job Description richiede.

Aumentare il numero di application fatte non significa avere più possibilità di trovare lavoro. Al contrario, può significare aumentare la frustrazione e chiedersi “Perché nessuno mi chiama”?

Il consiglio che mi sento di dare è di capire quello che si vuole fare, scrivere bene il CV e comparare quello che la job description richiede con le proprie esperienze,  per un match positivo tra l’offerta di lavoro e il proprio profilo.

In questo modo, il candidato aumenta le opportunità di essere chiamato e di trovare lavoro. Quindi, in definitiva: applicare di qualità, non di quantità, ed eventualmente modificare il CV per ogni applicazione.

La domanda che si potrebbe fare, a questo punto, è la seguente:“E se non ho il CV adatto a fare quello che voglio fare?”. In tal caso, c’è da capire cosa ci vuole per fare il lavoro dei sogni e poi, con molta umiltà, cominciare dal basso come stagista e imparare il più possibile. Perlomeno questo è quello che ha funzionato per me.

 

In cosa sbagliano, invece, i ragazzi italiani quando si candidano?

Credo che le considerazioni sopra si applichino anche a noi italiani, ovviamente. Forse quello che contraddistingue gli italiani sono due cose, una negativa e l’altra positiva:

  • c’è moltissima formalità, testi troppo lunghi, frasi piene di “Egregio Dottore” ed introduzioni infinite ma con contenuti molto poco efficaci. D’altronde è quello che ci insegnano.
  • c’è, d’altro canto, tantissimo spirito di adattamento, flessibilità mentale che, a mio avviso, oggi, è una competenza imprescindibile nel mercato del lavoro.

TREND: ora lavori in un’azienda di gaming e vedi ogni giorno dati sui lavori del futuro. Quali potrebbero i percorsi formativi migliori per anticipare il mercato del lavoro.

Nel mercato in cui operiamo, le tecnologie web sono in continua ascesa, tanto backend come frontend: PHP, Javascript, Symfony, AngularJS per dirne alcune.

Ma anche il mondo del recruiting digitale e dell’employer branding è in ascesa, come il marketing digitale e tutte quelle specializzazioni volte a migliorare il ROI degli investimenti online. Anche le tecnologie implicate per l’automatizzazione dei processi e dell’integrazione continua sono fortemente richieste.

In definita, viviamo in un’epoca in cui il giovane è in grado di perseguire le sue aspirazioni tanto dentro ma soprattutto fuori l’azienda. Abbiamo tutti gli strumenti per lavorare come freelancer e nomadi digitali, lanciare un business online o dirigere un dipartimento di un’azienda.

Quello di cui dobbiamo scordarci, come italiani, è la cultura della paura per il futuro nella quale siamo stati cresciuti.

La nostra generazione ha la crisi nel sangue, il precariato come ambiente naturale. Il futuro è pieno di opportunità se non abbiamo paura di andarle a cercare.

 

Prima di salutarci, ti chiedo se possiamo salutarci con delle offerte lavoro da condividere con i nostri lettori. 

Ci sono posizioni aperte ora in ALEA? Chi state cercando?

Ora come ora, stiamo cercando due Software Engineers (Symfony), un C++ VR programmer, Affiliation marketing Assistant, Head of Design, Product Owner e vari Costumer Support a Malta.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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