Il viaggio nel mondo di LinkedIn di Luca Bozzato

Luca Bozzato Consulente LinkedIn

Una delle invenzioni più belle della nostra storia e della tecnologia è stata ed è sicuramente LinkedIn.

Chi ama ricercare nuove opportunità e conoscere nuove persone collegate a un preciso obiettivo di ricerca comune, trova in LinkedIn la sua perfetta dimensione digitale.

Per quanto mi riguarda, LinkedIn mi ha sempre fatto pensare ai ragazzi delle piccole province.
Lo so, molti di voi staranno dicendo:“Luca, ma che paragone è mai questo?”. Provate a chiedere a ragazzi e ragazze di vostra conoscenza, che vivono in piccole città, come si trovano in quei posti e la maggior parte di loro vi risponderà più o meno così:“Qui non ci sono le persone giuste. Non ci sono opportunità e quelle che ci sono sono sempre le stesse. Non c’è niente per me e voglio andare altrove”.

Questo, ovviamente, non accade solo in Italia. Ecco perché per me LinkedIn rappresenta la città ideale per tutti gli esseri umani interessati a crearsene una da zero inserendoci dentro le persone più affini, i migliori gruppi di amicizie, aziende e opportunità di lavoro di grande ispirazione giornaliera.

Questa intervista a Luca Bozzato, Fondatore di ThinkIn e tra i Consulenti LinkedIn più importanti d’Italia, nasce proprio dalla voglia di trasmettervi la forza e la semplicità di LinkedIn nell’abbattere confini e limiti di ogni tipo.

Chi era Luca a 18 anni? Aveva già scoperto LinkedIn o non vedeva l’ora di assistere alla prima lezione di Filosofia all’Università Ca’ Foscari?

Ho dovuto sinceramente sforzarmi per ricordare cosa facevo a 18 anni. Sono uno a cui piace guardare avanti e costruire la prossima tappa della vita.

Diciamo che ero un secchione non esattamente popolare o ben disposto nei confronti dei miei coetanei. Sul finire di un liceo scientifico che mi ha appassionato (anche se avrei voluto fare l’informatico), con una magnifica insegnante di letteratura italiana a cui qualche anno dopo avrei regalato una copia della mia prima tesi di laurea.

Totalmente incerto su cosa fare del futuro e con la boria tipica di un ragazzetto intelligente che si crede un novello intellettuale moderno. Posso far tutto.

A dire il vero, vedevo il mio futuro nella chimica, che mi ha sempre appassionato. La storia di come ho scelto Filosofia a Ca’ Foscari è in realtà abbastanza pragmatica e forse, per chi legge, deludente.

Andando a Pisa per entrare a Chimica, alla Normale, scoprii che avrei dovuto sostenere altre prove di Economica, Statistica e cose di cui non sapevo un’acca. Scegli il ramo umanistico sostenendo storia, filosofia e letteratura italiana. Arrivai 40esimo dopo 3 scritti zoppicanti e 3 orali discutibili e tornai a casa con un po’ di confusione in testa.

Qualche giorno dopo, un’amica che studiava Filosofia a Ca’ Foscari mi invitò a seguire qualche lezione, ché tanto erano aperte. Ricordo ancora la lezione di Estetica in Aula C: promisi a me stesso che l’avrei evitata come la peste e così ho fatto.

Frequentai l’ambiente per qualche giorno e, un po’ per pigrizia un po’ per mancanza di altre opzioni, decisi di fermarmi intanto un anno lì. Gli anni sono diventati poi 5.

Mi spiace se non è una storia sexy o di ispirazione, ma prometto che il bello deve ancora venire 🙂

Nel 2011 ti sei laureato in Scienze Filosofiche e neanche un anno dopo hai iniziato a lavorare come consulente di Outplacement a Padova, puntando tutto su LinkedIn.

La mia domanda è molto “semplice”: com’è nato questo passaggio da Filosofia a LinkedIn?

Dopo la laura magistrale, decisi di investire in un Master in Gestione delle Risorse Umane. Ricordo spesso l’investimento come “i soldi peggio spesi della mia vita”.

Investii quasi tutto quello che avevo accantonato negli anni di lavori stagionali vari e partii per Bologna. Qui il grande prof. Cesare Perini mi parlò del mondo dell’Outplacement, un segmento poco noto e sexy delle risorse umane ma una nicchia interessante per non finire nel tritacarne dei neolaureati / neomasterizzati che affollano la ricerca e selezione.

Mi candidai per S&A Change e partecipai allo startup della sede di Padova che sarebbe nata da lì a qualche settimana sotto la direzione della mia mentore, collega, amica Antonella Finazzi.

Mentre cercavo lavoro, digitai il mio nome su Google. Venne fuori che la prima pagina della SERP era dominata da un mio omonimo, cestista alto 2.10, e dalle sue gesta atletiche. Io ero a pagina 2 con il mio profilo Facebook.

A questo punto mi chiesi:“Esisterà un contenitore di informazioni professionali che mi aiuti anche a scalare posizioni sui motori di ricerca?”. Trovai la risposta alle mie domande in LinkedIn.

Luca Bozzato e LinkedIn
Luca Bozzato e LinkedIn

 

E non solo quello, in realtà. Mi innamorai immediatamente della piattaforma. Un posto dove anche chi non aveva esperienza come me poteva entrare immediatamente in contatto con chiunque nel mondo.

Se nel mio paesino faticavo a trovare persone che la pensassero come me, su LinkedIn era di una facilità immane. Cominciai a seguire qualche persona dall’America. Mi imbattei in Jeff Molander, a cui feci qualche domanda. Non so perché, mi prese in simpatia.

Mi insegnò molte cose sul marketing a risposta diretta e come applicarlo a LinkedIn. Cominciai a sviluppare l’idea che il profilo LinkedIn fosse in realtà una vera e propria landing page.

A questo punto, entrai in S&A Change e lì c’era l’occasione perfetta per mettere in pratica le mie teorie: la società è specializzata nel riposizionamento sul mercato di quadri e dirigenti. Lavorando su un concetto digitale di executive profile, cominciammo a costruire i primi profili LinkedIn executive e a insegnare LinkedIn. Era il 2012.

Ai tempi infuriava una battaglia tra le diciture personal branding e self marketing, dove il primo era un tassello del secondo. Io puntai sul mio cavallo e acquistai il dominio selfmarketing.it.

In retrospettiva, non è stato il cavallo giusto 🙂

Capitò che, mentre lavoravo su LinkedIn applicando sul mio profilo le mie intuizioni, venni contattato da Mike Clark da Londra. Mi dissero che erano la prima società certificata per la formazione LinkedIn, che stavano espandendo il loro parco formatori nell’Europa meridionale, che mi avevano visto e volevano che lavorassi con loro.

Ovviamente pensai subito fosse una presa in giro e non risposi.

Due settimane dopo, Mike mi scrisse di nuovo. Mi chiese se ero interessato perché loro erano interessati. Allora aprii Google, feci qualche ricerca e mi assicurai che non si trattasse di un fake.

Richiamai Mike. Feci 3 colloqui con lui, ci piacemmo. Mi chiese di fare l’ultimo colloquio con il master trainer Bert Verdonck. Io ero terrorizzato.

 

Feci il colloquio con Bert di venerdì. Parentesi: Bert Verdonck è il più grande esperto al mondo di LinkedIn e di networking off+online. Un mentore e un modello.

Mi disse che, a livello tecnico, per lui ne sapevo (passavo dalle 4 alle 6 ore al giorno su LinkedIn, a quei tempi) e che c’era un solo problema, anzi due: il primo, ma già lo sapevo, era che il corso costava qualche migliaio di sterline (solid che io non avevo). Volevano lavorare solo con persone che investissero nel progetto e non con ciarlatani perditempo; il secondo era che il corso sarebbe partito il lunedì successivo (3 giorni dopo) a Killarney (sud est dell’Irlanda). Io gli dissi:“Ok, no problem, sono già su Ryanair. Ci vediamo lunedì a Killarney.”

A quel punto, ero andato all’estero una volta nella mia vita, a Barcellona, in gita scolastica. Non avevo idea di come arrivare a Killarney. E non avevo soldi: spendevo al mese più del magro rimborso spese che mi davano.

Ho alzato il telefono e ho chiesto soldi a tutti quelli che potevo. Ho preso il mio aereo per l’Irlanda e sono andato a Killarney a formarmi con Bert e il team di trainer irlandesi. Ero almeno 15 anni più giovane della più giovane del gruppo.

Lì ho capito che credevo di aver la pietra filosofale di LinkedIn e invece era solo un sasso. Ho ristrutturato tutte le mie competenze tecniche e asservite per un unico scopo: la relazione umana.

Tornai in Italia. Lavoravo in ufficio di giorno e di sera cominciai a farmi un giro di clienti privati. A un certo punto, arrivai a lavorare 10-12 ore al giorno, weekend inclusi, e decisi che era il momento di prendere una decisione: mi sarei messo in proprio investendo su LinkedIn. 

Un anno e mezzo fa, molti dei membri di LinkedIn avevano espresso grandi dubbi e profondo scetticismo sull’acquisizione di LinkedIn da parte di Microsoft.

Effettivamente l’inizio non è stato dei migliori: molte funzioni del passato sono state congelate e tutto sembrava più lento. Ad oggi la situazione è notevolmente cambiata.

Se pensi al futuro di LinkedIn e al suo Economic Graph, condiviso con il mondo intero nel 2016, vedi ancora più opportunità rispetto a quelle create negli ultimi 12 anni? E se sì, chi potrà beneficiarne di più?

Vorrei chiedere a tutti gli utenti che si sono lamentati di citarmi UNA modifica a LinkedIn voluta da Microsoft. Certe modifiche, avvenute in concomitanza dell’acquisizione, sono magari state accelerate a causa dell’azienda di Redmond, ma erano pianificate da tempo.

Non è che una multinazionale come LinkedIn si sveglia la mattina e dice “Ehi, perché non cambiamo tutta l’interfaccia di LinkedIn così gli utenti vanno in panico?”

Hanno fatto un buon lavoro con l’interfaccia? No, per niente. È vergognoso che nel 2018, con l’onnipresenza del mobile, io abbia ancora 6 esperienze di LinkedIn diverse a seconda del browser o del dispositivo che uso.

È meglio di quando facevo lezione e avevamo 6 versioni di LinkedIn diverse tra i partecipanti, per carità. Ma ancora non è abbastanza.

Il lato positivo è che si fanno onestamente in 4 per essere attivi e reattivi, usando LinkedIn come canale di sincera richiesta di feedback da parte degli utenti.

Mi piacerebbe che ascoltassero di più il parere tecnico di quegli utenti, come me, che facendo consulenza e formazione, sono tutti i giorni a contatto con i problemi reali degli utenti finali. C’è ancora da lavorare su questo punto.

Tornando alla tua domanda, LinkedIn oggi è una piattaforma complessa e ricca di sfumature che ancora non sta dando il massimo del suo potenziale su una serie di nicchie di mercato, che su LinkedIn farebbero cacao meravigliao:

A) Giovani studenti: ogni volta che faccio lezione in università, resto stupido dalla stupidità con cui i più giovani si approcciano ai social. Un universo per guardare.

I social sono un universo per FARE e RACCONTARE. Usare queste benedette pagine università per vedere i percorsi di carriera delle persone che sono uscite recentemente dal vostro percorso di studi. E connettetevi con queste persone, fresche delle stesse aule e delle lezioni con gli stessi prof.

Dove non avete contenuti da dare, ci sono relazioni da creare. Fatelo prima di laurearvi.

B) La Pubblica Amministrazione: il rapporto tra cittadini e istituzioni gioverebbe dell’aura di professionalità di LinkedIn; inoltre, lo stesso LinkedIn ha una base dati proprio grazie all’Economic Graph che consentirebbe a comuni, province, regioni e ministeri di fare delle politiche economiche e sociali di grande rilevanza per il territorio italiano.

Su questo sta lavorando molto Alessandro Gallo e credo sia la frontiera del domani, posto che ci siano delle amministrazioni competenti e lungimiranti.

C) La politica: LinkedIn è oggi un bacino di elettorato dalle opinioni facilmente influenzabili. Politica e occupazione nel nostro paese vanno a braccetto e LinkedIn è IL social del lavoro. In Italia, ad esempio, sta cominciando a lavorare bene Roberto Maroni. Piaccia o non piaccia, sta aprendo una strada.

Quali sono le tue 3 funzioni di LinkedIn che più ami e che ti accompagnano ogni giorno?

  1.   Status Update

Le persone ti seguono per le tue opinioni. Dei fatti non interessa niente a nessuno su LinkedIn. Di fatti è pieno Internet: se voglio leggere i fatti, vado su Google.

La possibilità di leggere / condividere informazioni professionali, raccontare la quotidianità del lavoro, prendere posizione sulle novità di settore e raggiungere migliaia di persone in target è impagabile.

  1. Hide post / Unfollow

Spendiamo in media 10 minuti al giorno su LinkedIn. È pochissimo. Voglio che quei 10 minuti al giorno siano spesi a leggere cose che accrescono la mia professionalità e non cagate pazzesche.

Uso questa funziona come il pane.

  1. Add a note (ai messaggi di invito)

Iniziare col piede giusto è fondamentale per creare relazioni che partono già da un rapport ben costruito.

Usatela sempre. Se vi sembra di non avere niente da dire, non connettetevi con quella persona. E per carità del Signore: quando volete solo seguire qualcuno, seguitelo. Non chiedete il contatto per poi dire “ah niente, volevo solo seguirti”. È fastidioso.

I tuoi 3 tool/estensioni/software esterni preferiti legati a LinkedIn che generano risultati interessanti?  

  1. TextExpander (Crossplatform)

Espansore di testo che permette di velocizzare l’input di frasi precompilate. Es. quando accetto qualcuno basta che io scriva -add e compare la mia formula standard di invito, che posso personalizzare.

Senza prezzo (comunque 8$/mese ve li chiedono)

  1. Excel / Google Drive

Filtrare le connessioni, gestire i lead, pianificare il calendario editoriale… c’è qualcosa che questo magnifico tool non può fare? 🙂

  1. Manina santa / PostPickr

Mi piace copiare e incollare i post preparati come abitudine la mattina. Mi fa sentire genuino e vicino al mio pubblico. Se so che ho una settimana impegnativa (e comunque per programmare i post sulla pagina azienda che non contengono immagini), uso PostPickr. 

Perchè il 70% dei membri italiani di LinkedIn risulta ancora passivo sul più importante social network professionale al mondo?

Perché non mi chiedi come sfruttare al massimo il 30% degli utenti attivi (3,6 mln di Italiani)?

Cosa hai imparato in questi 3 anni dalle aziende italiane ed europee durante le tue consulenze e lezioni in aula?

Che siamo un popolo di figoni ma ci deprimiamo da soli. Se avessi 1 euro per tutte le volte che mi hanno detto “Siamo una bella azienda ma non siamo attrattivi”, andrei in pensione.

Tutti vogliono attenzione.  Tutti vogliono budget. Nessuno ha mai budget. Se sei bravo a vendere, il budget si trova.

Tutti vogliono innovare. Ma poi tutti vogliono essere sicuri.

Siamo in una strana quiete prima di una tempesta che non capisco. Mi piace.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo italiano che si sta per laureare in Filosofia?

Non farlo!

Scherzo. Non diventare un filosofo palloso. Usa la tua testa per cambiare il mondo. E guarda il mondo oltre il tuo ombelico.

I tre quarti dei problemi del mondo sono problemi di Riconoscimento dell’Altro. A livello personale. A livello aziendale. Leggiti Carnagie (How to Influence Others and Win Friends) e scopri di saperlo già ma di non averlo mai applicato. Applicalo.

Sono un Recruiter specializzato in Tech e Social Recruiting e amo lavorare nel settore della formazione. Insieme a Lacerba abbiamo costruito la prima Masterclass E-Learning sulla Ricerca Lavoro Online. Lavoro come Consulente per diverse aziende nel settore HR & Recruitment per lo sviluppo di strategie di Outbound Recruiting ma la felicità più grande è data dalla ricerca di storie di professionisti ed aziende che nel 2019 saranno in un unico libro. Soffro della sindrome di Wanderlust da circa 10 anni. Ci vediamo su LinkedIn!

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